Milano, 7 giugno 2016 - "Mi chiami per il compleanno, vero? Mi hanno cercato tutti ma non voglio fare interviste, questa ricorrenza mi intristisce, scusami tanto, eh...".

Certo è strano, per uno affamato di visibilità come lui, sottrarsi all’interesse dei mass media. Eppure è vero, oggi Pippo Baudo compie 80 anni, buona parte dei quali trascorsi davanti alle telecamere (per la precisione, 56: nel ’60 si presentò a un provino Rai e venne preso). Una vita ferocemente votata allo spettacolo che ha portato lui, ragazzo siciliano di provincia (Militello), figlio di avvocato, laureato in giurisprudenza, a scalare il quarto grado dello show business per arrivare in cima. Perché della tv italiana Pippo è sicuramente uno dei re, insieme con Corrado, Enzo Tortora, Mike Bongiorno, nella Rai degli anni d’oro e anche in quelli di argento. Musicista, autore di canzoni, ma soprattutto straordinario conduttore.

Tutto è cominciato nel 1966 con “Settevoci”, mandato frettolosamente in onda nella puntata pilota per sostituire un Rin Tin Tin che non era arrivato in tempo. Successo clamoroso quanto inaspettato, a cui è seguita una filiera di altri trionfi: “Canzonissima”, “Spaccaquindici”, “Luna Park”, “Domenica in”, soprattutto “Fantastico”, “Serata d’onore” e naturalmente il festival di Sanremo (13 edizioni, un record). I detrattori lo dipingono come despota, autoritario, accentratore. Come tutti quelli che hanno carattere, anche il suo non è facile: una volta durante un programma, molti anni fa, l’ho accusato di essere passato a Berlusconi solo per denaro. Lui se l’è presa e ha piantato in asso la trasmissione. Non mi ha parlato per anni, poi abbiamo fatto pace. Impulsivo, mai vendicativo. D’altronde aveva ragione lui: nel 1987 è passato a Mediaset non per motivi di interesse ma perché il lapidario giudizio dell’allora presidente Rai Enrico Manca (grande politico, ma di spettacolo s’intendeva pochino) - "nazional popolare" - lo aveva offeso mortalmente. Non erano motivi di interesse, ma di onore, e lo ha dimostrato quando due anni dopo, per tornare in Rai, si è svenato. Ha pagato la libertà artistica assai cara: un’intera palazzina in cui successivamente si è insediato il Tg5. Ma la tv commerciale non fa per lui, uomo istituzionale per carattere e nascita. Anche la seconda avventura, dieci anni dopo, è finita male: il Biscione lo ha stritolato un’altra volta. Sono stati quelli gli anni più duri per lui, tante volte ha raccontato dei mesi trascorsi vicino al telefono, senza staccarsene mai, in attesa di una chiamata che non arrivava. Altri momenti bui: quando, nel 1991, la sua casa di Santa Tecla è oggetto di un attentato dinamitardo da parte della mafia, probabilmente perché Baudo ne aveva accennato durante una commemorazione del giudice Rocco Chinnici.

Due volte nella polvere, tante sugli altari. Infaticabile, meticoloso, accentratore: a Sanremo faceva il fonico, il responsabile delle luci, lo scenografo, l’arrangiatore, il salvatore di sedicenti suicidi e, naturalmente, il conduttore. Tra le sue mille qualità la meno citata è sicuramente quella di talent scout. Se c’è un talento, lui sa coglierlo al volo. Basta citare qualche nome: Beppe Grillo, Heather Parisi, Lorella Cuccarini, Alessandra Martines. Segno della sua grande generosità: anche se ama stare al centro del palco, si prodiga sempre per aiutare a emergere quelli che se lo meritano. Una vita privata più spericolata di quel che fosse lecito immaginare: due mogli (Angela Lippi e Katia Ricciarelli, quest’ultimo matrimonio finito con una litigata epocale), due figli (Tiziana, 46 anni, e Alessandro, 54 anni, riconosciuto nel 1996), più chissà quanti flirt che lui è miracolosamente riuscito a tenere segreti. Pippo Baudo conosce il mondo dello spettacolo italiano come nessuno, un autentico artigiano che riesce ad assemblare tutti i pezzi per trarne capolavori di armonia. Un maestro d’ascia troppo bravo e soprattutto troppo elegante per la tv di oggi - brutta, sporca e cattiva. Uno smoking in mezzo ai blue jeans.