Milano, 6 giugno 2016 – Enrico Bertolino tenta, domani sera al Teatro Nuovo di Milano, un esperimento davvero innovativo. Ha inventato l'instant show: il suo spettacolo «Vota tu che a me vien da ridere» tratta infatti un tema non di attualità ma addirittura contemporaneo, e cioè i risultati delle elezioni amministrative. Domani sera Giuseppe Sala sarà, scusate la ripetizione, in sala, e risponderà alle sue domande. Mentre Stefano Parisi sarà ospite mercoledì.
Da dove viene l'idea?
«Io e Luca (Bottura, ndr) volevamo fare qualcosa di nuovo. Quando non sai cosa fare fai un recital, noi abbiamo voluto provare qualcosa di nuovo, costringendoci a lavorare fino all'ultimo sulle novità dell'ultima ora».
E le novità sono state parecchie...
«Ci troviamo nella classica condizione di dover tagliare invece di aggiungere. E' teatro-cronaca, ma niente improvvisazione. Come diceva Laurence Olivier, posso improvvisare l'Amleto perché l'ho provato mille volte. Così noi stiamo preparando l'improvvisazione. Tornando alle elezioni, ci abbiamo beccato più degli exit poll, infatti avremo come ospiti sia Sala sia Parisi. Se avesse vinto Corrado eravamo rovinati. Avevamo sentore che la piazza fosse incerta, e infatti...»
Che riflessioni farete su questi primi risultati elettorali?
«Partiamo da Milano inserendola in un contesto storico, partendo da lontano. Molti giornali hanno detto che decideranno gli indecisi, è un ossimoro, sarebbe come dire tromberanno i casti o una democrazia dittatoriale. Spiegheremo anche da dove deriva il termine ballottaggio, viene da Firenze, le ballotte erano le castagne, cioè le palle, messe in un sacchetto e poi estratte. Insomma, chi conta più palle vince».
Torniamo a Milano...
«Milano sta cambiando. In realtà chi decide? Gli arabi si sono comprati mezza città, e nello sport arrivano i cinesi. Sapete perché Milano ha fatto le Cinque Giornate? Perché i milanesi al week-end dovevano andare al mare, e alla sera c'era il posticipo. Ci saranno anche i centoni, cioè le canzoni rivisitate in chiave ironica, per esempio, 'Sapessi com'è strano/sentirsi perdenti a Milano'. Poi vai a guardare certi manifesti e capisci perché qualcuno ha perso. Ci sarà 'Voto anch'io/no tu no', un omaggio a Jannacci in chiave ironica, in realtà un invito ad andare a votare».
Milano sta bene o soffre anche lei?
«A noi ci salva lo stato: lo stato delle altre città»
Appunto: parlerete anche di Roma?
«Parleremo dei 5 Stelle. Siccome Silvio è andato in pensione, il nuovo video s'intitola 'Meno male che Raggi c'è'. E pensare che il personaggio più milanese di tutti, Leonardo Da Vinci, era toscano. Sapete qual è la differenza tra Leonardo da Vinci e Matteo da Rignano? Che Leonardo scriveva da destra a sinistra, Matteo invece parla da sinistra a destra».
Alla fine ci sarà l'intervista a Sala...
«Sarà l'appendice. Molto spiritosamente i due candidati si sono messi in gioco, anche perché sanno che io non tendo trappole, non siamo alla Zanzara...»
Una volta passate le elezioni cosa farete dello spettacolo? Lo butterete via?
«Se il formato funziona ci piacerebbe riproporlo anche per il referendum sulla Costituzione. Si ride e si scherza ma intanto forse riusciamo a spiegare qualcosa di questa riforma. Per ora la gente sa solo che si tratta di un Sì Renzi-No Renzi, Sì Benigni-No Benigni. Ci piacerebbe girare per le città, fare due serate con due ospiti diversi. A Bari per esempio vorremmo Fitto ed Emiliano, uno per sera, mai un confronto diretto. Vorremmo che il teatro tornasse a essere un luogo di riflessione positiva. Intanto cominciamo da Sala, ha proprio bisogno che gli tiriamo su il morale...»