Finalmente l'attesa è terminata: giovedì 5 ottobre arriva in Italia 'Blade Runner 2049', diretto da uno dei registi migliori sulla piazza (Denis Villeneuve) e sequel di un film seminale. Possiamo dare per scontato che un sacco di gente andrà a vederlo, ma a parte questo cosa si può dire? Procediamo con calma, evitando gli spoiler.

COS'È
È una pellicola di fantascienza con forti elementi noir, in linea con quel 'Blade Runner' uscito nel 1982 e che ha fatto la storia del cinema. Tornano il contesto narrativo e uno dei personaggi principali (Rick Deckard, interpretato allora come oggi da Harrison Ford), ma l'ambizione non è di adagiarsi sugli allori del glorioso passato quanto piuttosto di stabilire un nuovo punto di riferimento per il genere fantascientifico.

LA TRAMA
Siamo nell'anno 2049, in California, trent'anni dopo i fatti narrati in 'Blade Runner'. La tecnologia che rende possibile l'esistenza dei replicanti, copie degli umani quasi indistinguibili dagli originali, ha fatto ulteriori passi in avanti. In questo contesto, un agente di polizia scopre un segreto che potrebbe far precipitare nel caos quel che resta della società. In cerca di risposte, si mette sulle tracce di un ex collega scomparso da tempo, Rick Deckard: così facendo, però, scoperchia un calderone che avrebbe dovuto rimanere chiuso.

IL TRAILER


IL CAST
Accanto a Harrison Ford, che torna a vestire i panni di Rick Deckard, troviamo Ryan Gosling (il nuovo cacciatore di androidi), Jared Leto (costruttore di replicanti), Dave Bautista (replicante in fuga) e poi Ana de Armas (Joi), Sylvia Hoeks (Luv), Robin Wright (il tenente Joshi) e Mackenzie Davis (Mariette).

BLADE RUNNER, QUELLO DEL 1982
Anche chi non l'ha mai visto ha sentito parlare di 'Blade Runner', il terzo film da regista di Ridley Scott dopo 'I duellanti' e 'Alien'. Prendendo ispirazione da un romanzo di Philip Dick, la pellicola riesce a mettere in scena in modo convincente un tema universale (cosa ci definisce come esseri umani?) e a imporre un immaginario fantascientifico destinato a influenzare i decenni successivi.

DENIS VILLENEUVE
Va da sé che un precedente simile metterebbe in angoscia qualunque regista. Ed è qui che entra in scena il canadese Denis Villeneuve: quando Ridley Scott si rende conto che non potrà dirigere 'Blade Runner 2049' perché impegnato già su troppi fronti, è Villeneuve quello che si sobbarca l'impresa. Dalla sua ha un curriculum di tutto rispetto, costruito su successi come 'Prisoners', 'Sicario' e 'Arrival'. Per facilitarsi la vita, si sceglie come direttore della fotografia Roger Deakins, uno dei migliori sulla piazza, con il quale ha già collaborato per 'Prisoners' e 'Sicario': mossa intelligente.

SCENEGGIATURA IN CONTINUITÀ
Un ulteriore elemento di tranquillità, per Denis Villeneuve, è il fatto che la sceneggiatura è scritta da Michael Green ('Logan', 'American Gods') insieme a Hampton Fancher, vale a dire la stessa persona che ha scritto il 'Blade Runner' originale. È un dettaglio che, insieme alla produzione esecutiva di Ridley Scott, rappresenta un valido punto di partenza in vista di un film così importante.

I FAN E I RISCHI
Denis Villeneuve è perfettamente consapevole che moltissimi spettatori entreranno in sala avendo impresso in mente il 'Blade Runner' del 1982 e sa che verrà giudicato con severità per questo. A tal proposito ha dichiarato: "Ne sono consapevole, è una cosa che rispetto e che non mi crea problemi perché stiamo parlando di arte. E l'arte comporta dei rischi. Io ho preso i più grandi della mia carriera e sono tranquillo, anzi, per me è stato eccitante. Ho rifiutato di girare molti sequel, ma non potevo dire di no a questo: amavo troppo l'originale per farlo".

IL PARERE DI CHI L'HA VISTO

Il pubblico deve ancora pronunciarsi, perché l'uscita italiana del 5 ottobre corrisponde, ora più ora meno, al debutto internazionale. Abbiamo però il responso dei critici, che in generale è più che positivo. Molti si spingono a dire che 'Blade Runner 2049' è tranquillamente paragonabile all'originale (cosa rara, per un sequel) e in generale l'impatto visivo e la profondità dei temi trattati hanno soddisfatto pienamente. Quando sono stati segnalati nei, hanno riguardato la durata (secondo alcuni, 2 ore e 43 minuti sono troppi) e il personaggio di Jared Leto, giudicato poco convincente.

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