Roma, 25 settembre 2017 - «Come si trova un italiano a Hollywood? Benone. Ma il sogno è tornare in Italia e investire la mia popolarità in un progetto che possa aiutare i giovani talenti del mondo dello spettacolo». Giacomo Gianniotti, il sexy dottorino di “Grey’s Anatomy” – la serie cult che dal 16 ottobre tornerà su Fox Life con la stagione numero 14 – non ha dimenticato le sue origini romane. «Sono nato e cresciuto alla Garbatella e tifo Roma. Totti? Un mito, rimarrà per sempre il “capitano” anche se non gioca più» racconta l’attore 28enne con il fisico da fotomodello e lo sguardo magnetico che non fa rimpiangere l’altro bello che ormai ha lasciato il “medical drama” Patrick Dempsey (il neurochirurgo “dottor Stranamore” Derek Shepherd).

Gianniotti è pronto a indossare ancora il camice bianco dello specializzando Andrew DeLuca e a fare turni massacranti tra le corsie del “Grey Sloan Memorial Hospital” di Seattle dove in questa nuova stagione arriverà anche un’altra attrice italiana, Stefania Spampinato, nel ruolo di Carina DeLuca, sorella di Andrew.

È entrato nel cast in punta di piedi e adesso è diventato uno dei personaggi principali, molto amato dal pubblico. Immaginava questo successo?
«Sinceramente no e voglio ringraziare i fan che mi seguono con tanto affetto, un po’ è anche merito loro se DeLuca sta facendo strada in ospedale. In questa nuova stagione, inoltre, è l’Italia la vera protagonista visto che arriverà la sorella di Andrew e i due si scambieranno alcune battute in italiano che non saranno tradotte in inglese».

A chi si ispira?
«Paolo Sorrentino è il mio punto di riferimento: è un italiano che è diventato grande nel mondo ma continua a lavorare in Italia. Mi piace stare dietro la cinepresa, tanto che insieme a due amici ho scritto una canzone e ne ho curato la regia del video. Tra gli attori, invece, adoro Kevin Spacey e “House of cards” è una delle mie serie tv preferite, è scritta molto bene e rende l’idea di quali siano i meccanismi della politica americana».

Che rapporto ha con i colleghi del cast di “Grey’s Anatomy”?
«Buono. Anche se siamo così tanti che ancora non conosco bene tutti. Sul set passo molto tempo con Camilla Luddington, che interpreta Jo Wilson, e ho stretto una bella amicizia con Martin Henderson, il dottor Nathan Riggs. Il cast al completo lo incontro una volta la settimana quando leggiamo per la prima volta i copioni tutti insieme. In queste occasioni c’è anche Shonda Rhimes (l’ideatrice della serie, ndr) che ci dà consigli e suggerimenti: è veramente una gran donna».

Non ha paura di rimanere ingabbiato nel suo personaggio?
«No, al momento no perché la serie è imprevedibile. Questa nuova stagione, per esempio, sarà più comica, divertente e allegra rispetto alle precedenti. Sono molto legato al mio personaggio perché mi ha dato tanto e ora voglio mettere a frutto questa popolarità».

Scusi, in che senso?
«Quando mi toglierò il camice da dottore vorrei tornare in Italia e fare qualcosa di concreto per il mio Paese, lavorando con persone e progetti tutti Made in Italy. Adesso le nuove generazioni sono praticamente costrette ad andarsene se voglio emergere, la famosa fuga dei cervelli. E anche io se vivessi in Italia me ne andrei, visto che l’attuale situazione politica non sostiene i giovani e le loro idee».

È molto legato all’Italia…
«Mi sono trasferito a Toronto da piccolo ma mi sento italianissimo. L’anno scorso, quando c’è stato il terremoto ad Amatrice, mi si è spezzato il cuore: vedere le immagini di quei posti legati alla mia infanzia completamente distrutti è stato devastante. Immediatamente ho sentito il dovere di fare qualcosa, ho preso il primo aereo e sono arrivato a Fiumicino. Poi, insieme ad alcuni volontari di una onlus con cui collaboro sono andato a fare un sopralluogo nelle zone terremotate. Ho fatto ben poco, la protezione civile aveva tutto sotto controllo. ma il senso di comunità che lega gli italiani è uno dei valori più profondi che mi porto dentro».