Quattro eroi leggendari. Un mago malvagio che tiene sotto scacco un villaggio. Una missione da compiere. Sembrano ingredienti classici, quelli di 'Green Valley', fumetto fantasy scaturito dalla penna di Max Landis, figlio del grande regista John (i Blues Brothers vi dice qualcosa?), e dalle italianissime matite di Giuseppe Camuncoli, artista reggiano che lavora da molti anni con le major americane, Marvel in primis (al momento è la matita principe della serie solitaria di Darth Vader). E che, stavolta, ha deciso di mettere il suo talento al servizio dell'etichetta Skybound (fondata da Robert Kirkman, il creatore di The Walking Dead), rapito dalle idee di Landis.

Già, perché in Green Valley, che in Italia uscirà in autunno pubblicato dalla casa editrice Saldapress in una serie di 9 albi, nulla è come sembra.

A raccontarlo è lo stesso Camuncoli, che  il 17 settembre sarà ospite a Modena Nerd, manifestazione di fumetti, videogiochi e cosplayer che si terrà, a partire da sabato 16, alla Fiera di Modena. Insieme a lui, altre star del fumetto come Mirka Andolfo (ControNatura, Wonder Woman), Carmine Di Giandomenico (Flash, Oudeis), Laura Braga (Witchblade), Donald Soffritti (BookBugs), gli scrittori Matteo Casali (Zeroi, Quebrada) e Paola Barbato (Dylan Dog) e il colorista Fabio D'Auria (Oracle).

Camuncoli, come è iniziata la collaborazione su Green Valley?

“Con Kirkman ci conosciamo da tempo, e quando ci incontravamo alle convention mi chiedeva spesso di fare qualcosa di un po' diverso dai supereroi. Ma avevo sempre degli impegni, soprattutto con la Marvel, e non riuscivamo mai. Poi mi hanno dato lo script di questa miniserie di Max Landis: io avevo visto il suo Chronicle, e mi era piaciuto molto. Di fatto, Green Valley è uno script cinematografico che Landis aveva nel cassetto da tempo e che non era diventato un film: quindi ha pensato di trasformarlo in fumetto”

Cosa l'ha colpita particolarmente di questa storia?

“La trama sfida diversi generi: di base è un fantasy realistico come Il Trono di Spade, ma senza l'elemento magico. Tanto che, quando i quattro protagonisti, tra cui un cavaliere anziano a fine carriera, viene chiamato da un ragazzino per affrontare quello che sembra un mago, con tanto di draghi e incantesimi, a muovere gli eroi sarà la curiosità di capire se questa minaccia sia realmente soprannaturale. Max mi aveva promesso che in ogni numero ci sarebbe stato più di un colpo di scena. E fino all'ultimo, devo dire che le ipotesi di conclusione tra i lettori erano diverse, quindi ha centrato il bersaglio”

Non aveva mai affrontato un fantasy, vero?

“In effetti no, anche questo mi ha intrigato. In compenso, nella preadolescenza ho giocato molto ai giochi di ruolo, e dunque è stato un piacere riscoprire i disegni dei manuali di allora. Se non avessi avuto questo mix di stimoli, forse non avrei accettato”

Con Landis vi siete sentiti solo a distanza o l'hai conosciuto di persona?

“Con Max ci siamo sentiti prevalentemente via mail o skype, poi l’ho conosciuto al New York Comicon, ed è stato come rivedersi con una persona che conosci: Max è molto entusiasta, vulcanico, nel modo di gesticolare e parlare, pieno di idee, ci siamo divertiti come dei matti”.

La sceneggiatura era molto precisa o avevi libertà di muoverti nelle diverse vignette?

“L’editor ha diviso lo script in albi e in pagine: la scrittura di Max era precisa perché guidata dai dialoghi, ma il mio lavoro è stato quello di adattare un testo cinematografico al formato del fumetto. In alcuni punti ho dovuto quindi modificare delle cose che in sala magari funzionano in un secondo, mentre nel fumetto devi usare due o tre vignette. Per ogni albo mi lasciavano un paio di pagine jolly da gestirmi in autonomia, con singole o doppie splash, quindi da quel punto di vista ho avuto libertà. Questo lavoro di adattamento ha richiesto un po' di tempo, ma è anche stimolante, tanto più se hai la fiducia totale da parte dell'autore e dell'editor, come ho avuto la fortuna di avere io”.

Con Il Trono di Spade, da alcuni anni il genere fantasy ha ripreso vigore...

“La spallata più grossa l’ha data la trilogia de 'Il signore degli anelli' al cinema, perché per anni è stato difficile tradurre in film i libri fantasy. Nei videogame c'è stato il fenomeno World of Warcraft, che ha contribuito a riproporre un certo immaginario a milioni di ragazzi. Però vorrei sottolineare che Green Valley è un fantasy per modo di dire, perché ha degli elementi che lo rendono un mix unico: l’idea di base che ha avuto Max è qualcosa di inedito, lui stesso si è stupito che nessuno ci avesse mai pensato”.

Cinema, serie tv, videogiochi, fumetto. Qual è l'anello debole dell'entertainment contemporaneo?

“Mah, il fumetto forse è quello che soffre di più. Ma anche il cinema ha visto tempi migliori: sono andato a vedere Dunkirk di sabato e non è che ci fosse il pienone.... Il punto è che l'offerta di svago è talmente ampia e, per certi versi, quasi gratuita, che comprare un fumetto o andare al cinema rappresenta uno sforzo tale da fare la differenza. Però ecco, a una recente convention un ragazzino mi ha chiesto un disegno dei Guardiani della Galassia, conosceva gli autori, sapeva tutto: quindi significa che poi, se il fumetto ti prende, difficilmente te ne stacchi. Certo i fenomeni in tv e su carta, alla 'The walking dead', sono rari, si tratta di formule difficili da scovare. L’importante però è non avere alibi, mai”.

Domenica sarà a Modena Nerd, che cosa le piace di queste manifestazioni?

“Sono circa 20 anni che professionalmente vado per fiere, e continuo ad andarci, pur non avendone bisogno in quanto la mia promozione marcia un po’ da sola: però tutte le volte mi piace sempre, il contatto col pubblico è fondamentale. A Modena Nerd conosco gli organizzatori, è una convention piuttosto nuova e mi fa piacere andare: tra l'altro ci sarà un'asta di beneficenza a cui parteciperò con un mio disegno. Sono iniziative molto utili, quando posso partecipo, l'ho fatto anche negli Usa con aste per ospedali e simili. È bello che, anche in una manifestazione che celebra il nerdismo, ci sia spazio per dare una mano agli altri”.

di ANDREA BONZI