La bellezza è anche in una parola, un sorriso, una stretta di mano; nella misericordia, nella comprensione e nella gratitudine. La donna è penalizzata, nella nostra società: deve lavorare, gestire l’educazione dei figli, prendersi cura della casa. Per raggiungere la parità ha dovuto accettare di avere più ruoli. E la politica non fa ancora abbastanza.

Roma, 7 ottobre 2017 - Una carriera intensa, costellata di momenti di gloria e altri di abbandono, ma una vita sociale piena di successi per una donna che non ha mai ceduto a compromessi. Daniela Poggi – attrice, scrittrice, regista e anche politica – si racconta e tira un primo bilancio. Partiamo dal presente: il 9 novembre sarà in sala, dopo una serie di premi in festival indipendenti, il film “L’esodo”, di Ciro Formisano, che racconta la storia di una donna cacciata dal lavoro e senza pensione in piena riforma Fornero. Che personaggio è?

«Francesca è la protagonista di una storia umana che rappresenta un pezzo della vita di una donna; una cosa simile sarebbe potuta accadere a tutte, e anche a me. Non è una finzione, ma il calvario di chi ha subito vessazioni per essere rimasta senza un sussidio dopo avere lavorato tanti anni e avere visto la pensione allontanarsi per colpa della legge Fornero».

Ancora una storia di donne penalizzate..

«La donna è comunque penalizzata in quanto non è solo una professionista, una lavoratrice che può trovarsi nelle condizioni di Francesca com’è accaduto a migliaia. Ma è anche moglie e madre, deve gestire l’educazione dei figli, farli crescere, prendersi cura della casa. La donna per il raggiungimento della sua richiesta di parità ha dovuto accettare di non avere un ruolo e basta nella vita».

La politica fa abbastanza?

«No, la politica ha una grande responsabilità, deve fare le leggi che decidono della nostra vita. Ogni categoria, ogni lavoro, ogni persona è una realtà a sé e la politica deve fare studi minuziosi che permettano a tutti di avere una vita degna da vivere».

La legge che ha creato gli esodati – circa 170mila uomini e soprattutto donne, cinquemila ancora senza salvaguardia e ad essi è dedicato il film – è a firma di una donna, Elsa Fornero. Un paradosso?

«Credo di non avere mai fatto distinzioni sulla donna migliore dell’uomo, si deve vivere in funzione dell’altro e in assoluto rispetto. Credo che la Fornero sia entrata in un ingranaggio che ha fatto muovere un meccanismo deciso al di là di qualsiasi fatto sessuale. Lei ha solo posto la firma, magari senza crederci».

Lei ha vissuto dal di dentro la politica avendo fatto per due anni l’assessore alle pari opportunità e alla cultura nella giunta di centrosinistra a Fiumicino. Che esperienza è stata?

«Bella, intensa, difficile. Sono stata chiamata in giunta senza essere passata dal voto e quindi mi sono sempre sentita un pesce fuor d’acqua. Ho lavorato perché la cittadinanza potesse avere accesso alla conoscenza e alla cultura anche in una realtà periferica come quella, che era sempre stata un municipio di Roma. Ho toccato con mano la realtà delle associazioni che portano avanti progetti eccezionali e li ho incoraggiati anche al di là di quello che la politica pensasse».

E che giudizio ne ha tratto adesso?

«Ho conosciuto un meccanismo nuovo che va al di là della vita umana. Penso che chi sale al potere non debba essere lo specchio, ma il riflesso della gente. Il politico deve essere un medico e salvare i pazienti».

Veniamo alla Poggi artista: che bilancio ne fa fino a ora?

«Il bicchiere è mezzo pieno. Se voglio essere propositiva vedo il sole, sono grata a tutti quelli con i quali ho lavorato e fatto tanto. Come dice Vasco ho vissuto pericolosamente e guardo avanti. Se penso al passato, forse non ho avuto tutto ciò che desideravo».

Che cosa si rinfaccia?

«Di essere un cavallo sciolto. Di non essere stata riconosciuta al cinema come avrei desiderato, di non essere stata troppo protagonista. Ma per fare questo avrei dovuto far parte di una cerchia di potere e questo tipo di sistema non lo amo».

Un carattere forte il suo...

«Sì, col quale ho costruito rapporti intensissimi dentro e fuori di me».

Se pensa a qualcuno a cui deve qualcosa, a chi pensa?

«Innanzitutto a Walter Chiari, con il quale ho vissuto al debutto una esperienza straordinaria. Mi ha insegnato quello che si chiama il pensiero elastico del lavoro, l’istrionità, la capacità di andare fuori dalle righe. Walter mi ha aperto un mondo. Ma anche Bramieri, Garinei, un regista che si chiama Gian Leonetti e che nel 1989 mi ha fatto fare Arthur Miller. E ancora Sandro Bolchi, Scola, Chabrol, che mi diceva ogni fine scena ‘stupefacente’ e io andavo in estasi per poi scoprire che lo diceva a tutte».

Recentemente ha recitato anche Pirandello...

«Sì, ‘Tutto per bene’ con la regia di Gabriele Lavia, una esperienza importantissima per me, con una regia eccezionale e l’eleganza precisa e assoluta della messa in scena».

Grandi soddisfazioni, quindi...

“Certo, anche nelle cose considerate minori. Ciro Formisano con L’esodo è un piccolo gioiello apparso sul mio cammino».

Lo spettacolo l’ha resa ricca?

«No, assolutamente, dopo 40 anni ho una pensione di mille euro al mese e vivo del mio lavoro. Ma ho raggiunto una certa serenità, nel passato ero più rancorosa».

La bellezza che cos’è?

«Armonia. I colori e la voce. Anche una parola, un sorriso, una stretta di mano. La misericordia, la comprensione, la gratitudine. Essere in armonia con se stessi nel mondo animale e vegetale. Sono vegana per questo».

Progetti?

«Diversi e intriganti. Un testo teatrale brillante di Rosario Galli dal titolo ‘Un uomo e una donna’; un percorso teatrale e di arti visive con Valerio Moretti su Emily Dickinson, la mia poetessa preferita. Quindi un lavoro per Raicinema di Vincenzo Stango, ‘La direzione del tempo’, in cui interpreto una preside e che mi ha permesso di capire il mondo della scuola concentrandoci soprattutto sulla matematica; sempre nelle scuole stiamo facendo con Giambattista Assanti una serie di letture su un carteggio del giovane Pertini nel quale io sono la madre del futuro presidente».

Il film “L’esodo” sarà nelle sale il 9 novembre (l’8 novembre anteprima nazionale a Reggio Emilia al cinema Rosebud). Fino a oggi il lungometraggio di Ciro Formisano con Daniela Poggi ha collezionato premi nei festival di Santa Marinella, Villammare, Napoli e Terra di Siena.