Ultimamente si fa un gran parlare di cibo, persino io che non sono troppo esperta di prodotti tipici e sono perennemente a dieta non ne posso più dei cuochi in TV che spettacolarizzano il cibo che le nostre mamme hanno sempre cucinato con modestia e amore! Viaggiare però fa rima con gustare e ci sono dei luoghi in cui il gusto di ciò che si assaggia è talmente collegato al paesaggio da trasformare automaticamente il viaggio in un viaggio nel gusto e nei prodotti. In questi casi non si può proprio non parlare di cibo. Un esempio? Lo Slow Tour che ho fatto in Valtellina!

Ogni prodotto che vi racconterò è un paesaggio suggestivo, una natura incontaminata, una complicità millenaria tra uomo e natura. La posizione ideale per vedere tutta la vallata e capirne le caratteristiche - geologiche e non solo - è il castello di Grumello, protetto dal FAI. Me l’ha detto Siro, il geologo che mi ci ha accompagnato: guardando verso il basso c’è il dosso della Sassella e c’è un avvallamento sulla destra che ci indica la linea insubrica, ovvero la linea di congiunzione tra la zolla tettonica Paleoafricana e quella Europea. Il castello si trova proprio sulla giunzione di questa frattura ed è da questa spinta che si sono alzate le Alpi e le Prealpi. Dal castello ci siamo dentro anche noi, in perfetto equilibrio!

E questo perfetto equilibrio genera il vino autoctono della Valtellina: il Nebbiolo, che nasce su questo fortunato versante, illuminato dal sole per tutto il giorno. Dall'altra parte il sole scalda molto meno, infatti di là c'è molta meno vita e soprattutto non c'è il vino! Il Nebbiolo nasce solo sul lato soleggiato e tradizione vuole che sia coltivato su questi terrazzamenti fatti nei secoli dal lavoro paziente dei contadini. Il vino quindi, ma anche le altre eccellenze che vi racconterò: il Bitto di Gerola Alta che fa impazzire i Giapponesi, i Pizzoccheri di Teglio, il miele di Chiavenna, la bresaola, il formaggio Casera e poi, beh, ovviamente le mele!