Roma, 21 ottobre 2015 - "Non dovrebbe essere necessario alcun tipo di intervento chirurgico". L’infermiera è sollevata. Quando ha letto il nome del paziente quasi non ci voleva credere. E, oggi che gli esami avrebbero evidenziato che "quella macchia, un piccolo tumore al cervello, si può curare senza portare il paziente in sala operatoria", è entrata nella piccola cappella della Casa di Cura ad accendere un cero alla Madonna. "Sono anni che lo non facevo più", confida. Quel paziente non è un suo familiare e neanche un conoscente. Ma è come se lo fosse. Sicuramente è una persona speciale. Il suo nome è Jorge Mario Bergoglio. Sì, proprio lui, il Papa venuto "dall’altra parte del mondo". 

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L'EDITORIALE - IL DOVERE DI SCRIVERLO di ANDREA CANGINI

Naturalmente, ci siamo posti il problema. Scriviamo oggi, sulla base di fonti certe, che papa Francesco ha un tumore al cervello e fino a ieri ci siamo domandati se fosse lecito violare in maniere così evidente la privacy di un uomo. Un uomo che a dicembre compirà 78 anni. Abbiamo ritenuto che in questo caso il diritto alla riservatezza contasse un po’ meno del diritto dell’opinione pubblica ad essere informata. Quel che vale per i capi di Stato e di governo vale a nostro avviso anche per il capo della Chiesa cattolica: in casi del genere, la malattia cessa d’essere una faccenda privata per divenire una questione di pubblico interesse in ragione dell’enorme responsabilità che grava su malati così straordinari. Si è lungamente parlato, negli scorsi anni, del tumore alla prostata di Silvio Berlusconi così come della malattia che affliggeva papa Wojtyla e, dopo di lui, delle patologie di Benedetto XVI. In nessuno di questi tre casi la notizia del corpo malato ha minato la credibilità del "leader"; in tutti e tre questi casi l’immagine dell’uomo ne è uscita rafforzata. Francois Mitterand negò fino all’ultimo di avere un cancro, ritenendo che l’ammissione avrebbe leso la maestà della Presidenza francese, Ronald Reagan toccò il culmine della propria popolarità negli Stati Uniti e nel mondo rivelando d’avere l’Alzheimer. 

Ci sono precedenti di tutti i generi, a riguardo. Ma la costante è che quando il malato svolge una funzione così rilevante per l’interesse generale pubblicare la notizia della malattia è un ​d​overe per chi la scova. Le dimissioni di Joseph Ratzinger e lo stile informale di papa Francesco hanno smitizzato la sacralità del pontificato, umanizzandolo: mai come oggi il Papa appare un uomo tra gli uomini. Un uomo malato, nella fattispecie, ma di un male assolutamente curabile. Un uomo come tanti. Siamo certi che Jorge Mario Bergoglio, a cui vanno i nostri auguri più sinceri, saprà trasformare un elemento di debolezza in un fattore di forza.

LA SMENTITA DEL VATICANO E LA REPLICA DI QN

In serata l'intervento di Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede: "Il Papa sta svolgendo come sempre la sua attività intensissima. La diffusione di notizie infondate è gravemente irresponsabile". Replica il direttore del Qn, il Resto del Carlino, Andrea Cangini: la smentita è comprensibile ed era attesa. Abbiamo a lungo tenuta ferma la notizia per fare tutte le verifiche del caso, non abbiamo il minimo dubbio sulla sua fondatezza. Ci siamo seriamente interrogati se pubblicarla o meno. Abbiamo ritenuto che quel che a nostro avviso vale per un capo di Stato o di governo valga anche per il Papa: l'enorme responsabilità pubblica di cui queste personalità sono gravate ci porta a credere che il diritto dell'opinione pubblica ad essere informata sia più importante del diritto alla riservatezza.