Roma, 11 ottobre 2017 - C’è solo una lettera di differenza tra Einstein e Weinstein. Ma di mezzo c’è un abisso. Einstein era un genio, che dava del tu all’infinito; Weinstein, oggi, è un uomo finito. Il primo metteva in relazione la massa e la velocità della luce. Il secondo metteva in relazione la sua massa enorme, col pancione e gli ammennicoli sotto l’accappatoio, e la velocità della luce con la quale afferrava le sue prede. Era il segreto di Pulcinella di Hollywood. Persino Trump ha detto: "Conosco Weinstein da tempo, e non me ne stupisco". Ma era anche il segreto di Pulcinella più taciuto della storia. Adesso, però, sono crollate tutte le dighe, e tutti fanno a gara a condannarlo. Twittano, testimoniano, commentano. Parlano tutti: anche Leonardo Di Caprio, anche l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle. La moglie stilista lo lascia – "abbiamo deciso insieme dopo averne parlato a lungo, capisco la sua scelta", dice ora il produttore – il fratello Bob lo licenzia dalla casa di produzione che avevano fondato insieme. Giusto.

Ora denunciano Cara Delevingne e Lea Seydoux

Però, qualche domandina viene da farsela. Per esempio: ma perché prima non ha parlato nessuno? Si parla di più di vent’anni di un comportamento più o meno sempre uguale: meeting di lavoro con giovani attrici in stanze d’albergo, e Weinstein in accappatoio dall’apertura facile, che chiede di essere "massaggiato". Il Teorema dell’Accappatoio. Perché non ne aveva parlato nessuno? Una che ne aveva parlato, in realtà, c’è. Si chiama Sharon Waxman, e nel 2004 aveva fatto un’inchiesta proprio in Italia, scoprendo già allora che c’era chi "provvedeva ai bisogni di Harvey in fatto di donne". Ma al New York Times tagliarono gran parte della sua inchiesta, che coinvolgeva Matt Damon e Russell Crowe, a cui Weinstein ha distribuito alcuni tra i film più importanti della carriera: "Will Hunting – genio ribelle" per Damon e "Master and Commander" per Crowe.

Il New York Tymes, intanto, smentisce. E Ronan Farrow, l’autore dell’articolo sul New Yorker, è riuscito a pubblicare il suo reportage dopo mille peripezie. Troppo potente, Weinsteiner, per far uscire alla luce del sole le sue molestie. Eppure lo schema era chiaro: scegliere attrici giovani, che cercano il successo e non sono ancora affermate. Alcune di queste, anche dopo aver subito le sue avance, hanno continuato a lavorare con lui: Gwyneth Paltrow (nella foto con Weinstein) che nel 1996 vive la solita scena del massaggio, si rifiuta, chiama il fidanzato Brad Pitt che discute con Weinstein; però poi continua a lavoraci, e grazie al produttore vince l’Oscar nel 1999 per «Shakespeare in Love». Così hanno fatto anche tutte le altre, dive e divette: Harvey è un molestatore, ma si poteva continuare a camminare sottobraccio a lui sul red carpet.

E nell'articolo del "New Yorker", Asia Argento confessa di avere rivisto Weinstein anche dopo l’episodio in cui il produttore aveva abusato di lei. In vent’anni, nessuno alza un dito. Nessuno lo denuncia. Tutti lavorano con lui. Nessuno sospettava nulla? Cadono tutti dal pero? Suo fratello Bob lo ha licenziato dalla Weinstein & co. quando la bomba nucleare è esplosa: magari sarebbe stato meglio l’avesse fatto prima. Di sicuro qualcosa sapeva. Ma Harvey Weinstein sapeva bene come coprirsi le spalle. Dal 1992, ha donato più di un miliardo e 400mila dollari in contributi alle campagne politiche, tutte dei democratici. Per Barack Obama, Weinstein ha raccolto fondi per 650mila dollari, e qualche migliaio di più per l’elezione di Hillary Clinton.

E Obama ha anche mandato la figlia Malia, che si interessava al cinema, a fare un periodo di formazione negli uffici di Weinstein. Recentemente, ha dato contributi ai più accreditati candidati democratici per le presidenziali del 2020, i senatori Elizabeth Warren del Massachussets e Cory Booker del New Jersey: tutti e due hanno fatto le corse per sbarazzarsi dei contributi ricevuti, donandoli in beneficenza. Ma forse è proprio questo uno dei motivi per cui Weinstein era così inattaccabile, e il suo segreto di Pulcinella tanto invisibile.

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