Milano, 24 luglio 2015 - Se la scoperta di Kepler, pianeta genello della terra, fa sognare anche i comuni mortali, neppure tanto appassionati di fantascienza, di certo manda in estasi un 'addetto ai lavori' come Umberto Guidoni, il primo astronauta italiano ed europeo a salire sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) nel 2001.
"Per la prima volta possiamo dire che c'è una buona probabilità di avere un pianeta simile al nostro che potrebbe ospitare forme di vita - spiega l'astronauta - È una grande opportunità, ma soprattutto un enorme cambio di prospettiva". Insomma, per Guidoni l'annuncio della Nasa "ancora non ci permette di rispondere alla domanda 'siamo soli nell'universo?', ma di certo ci fa venire qualche dubbio".

Al momento "non abbiamo strumenti che ci possano dire se su Kepler-452b c'è vita - precisa l'astronauta - ma la prossima generazione di telescopi spaziali avrà una definizione tale da poter osservare l'atmosfera di questi mondi alla ricerca di eventuali tracce di attività biologica. È come un fratello maggiore che ci può mostrare come diventeremo da grandi, fra un miliardo di anni, quando il Sole diventerà più vecchio e inizierà a borbottare", conclude Guidoni.