Buenos Aires, 5 dicembre 2017  - Anche il governo argentino ha dovuto ammettere, per la prima volta, che i 44 membri a bordo dell'Ara San Juan, il sottomarino sparito 20 giorni fa, sono morti. 

E' stato il ministro della Difesa, Oscar Aguad, a dire in tv che la missione 'search and rescue', chiusa giovedì scorso, "si apre quando ci sono dispersi in mare e si conclude quando sono salvati o non ci sono più le condizioni perché siano in vita. Secondo la Marina le condizioni ambientali e il tempo trascorso sono incompatibili con l'esistenza della vita umana". 

Il giornalista gli ha espressamente chiesto: 'Quindi sono tutti morti?' E il ministro ha risposto: "Esattamente". Le operazioni di ricerca del San Juan vanno avanti comunque, ha spiegato il ministro: "È un impegno che il presidente Macri ha preso con i famigliari dell'equipaggio, e lo manterremo".  

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Ma Aguard ha escluso che si possa riattivare una ricerca di tipo Sar, mirata cioè al salvataggio dell'equipaggio. "Le norme internazionali impongono questi limiti, non si può continuare a cercare la vita in modo indefinito quando non ci sono le condizioni". Il ministro ha sottolineato che piuttosto "bisogna accompagnare le famiglie, che stanno vivendo uno stress intenso a causa del momento terribile". 

Riguardo ai dubbi sullo stato del sottomarino quando è partito per la sua ultima missione, Aguad ha sottolineato che lo scafo "aveva superato tutti i controlli" ed era "in condizioni perfette per navigare". 

Infine il ministro della Difesa ha anche risposto sui presunti episodi di corruzione legati alle riparazioni effettuate sul San Juan dal 2008 al 2014: "Al momento non abbiamo prove chiare, a tutti i sospetti permettono di supporre che vi è stata corruzione", ricordando che una denuncia penale al riguardo era stata presentata alla giustizia, ma è stata archiviata senza nessuna indagine.