New York, 5 ottobre 2017 - Donald Trump "decertificherà" l'accordo sul nucleare iraniano, dicendo che non è nell'interesse nazionale degli Stati Uniti e sottoponendo la questione al Congresso. E' quanto sostiene il Washington Post, citando persone informate sulla strategia emergente della Casa Bianca per l'Iran. 

Entro il 15 ottobre, infatti, gli Stati Uniti devono certificare se Teheran stia o meno rispettando l’accordo: precisamente Trump deve riferire al Congresso se Teheran rispetta l’intesa e se ritiene che questo sia nell’interesse degli Usa. A quel punto, in caso di bocciatura da parte del Presidente, il Congresso avrà 60 giorni per valutare i passi successivi, decidendo ad esempio, se imporre nuovamente le sanzioni a cui Washington aveva rinunciato in virtù dell’accordo.  A fine settembre, all'Assemblea Generale Onu, il presidente americano aveva annunciato di aver preso una decisione su quello che aveva definito in campagna "il peggior accordo della storia", firmato e voluto con forza dal suo predecessore Barack Obama.

L'annuncio dovrebbe avvenire la prossima settimana e sarebbe un colpo all'accordo raggiunto nel 2015 fra l'Iran e le potenze del 5+1 (cioè Usa, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania). Secondo quattro fonti vicine al presidente, Trump per ora si asterrebbe dal raccomandare al Congresso di reintrodurre le sanzioni, che farebbero di fatto cadere l'accordo. L'obiettivo vero sarebbe quello di creare pressione per rafforzarlo, facendo scattare la clessidra dei 60 giorni. Una sorta di ultimatum, di pistola puntata alla testa. Il suo omologo iraniano, Hassan Rouhani, però ha ribadito che Teheran non intende rinegoziare l'intesa. Cosa che ha ripetuto oggi a Roma anche il capo dell'Agenzia atomica iraniana (Aeoi): "Se gli Usa lasciano l'accordo sul nucleare e gli altri fanno altrettanto, l'accordo sarà finito. Ma se lo faranno solo gli Usa, il nostro comitato di monitoraggio dell'accordo prenderà una decisione in proposito", ha detto.