New York, 17 novembre 2017  - L’attesa era altissima, ma nessuno si aspettava che il “Salvator Mundi” di Leonardo da Vinci potesse polverizzare il record delle più costose opere d’arte vendute all’asta. Partito con una base di 100 milioni di dollari (e già non sarebbe poco), dopo soli 19 minuti di rilanci al cardiopalma, il martelletto del battitore di Christie’s a New York ha chiuso la partita a 4 volte tanto. Cifra che, tra tasse e diritti d’asta, è lievitata a 450milioni e 312mila dollari, la somma più alta mai pagata per accaparrarsi un “trofeo” in cornice, paragonabile - per fare un esempio - al Pil di Tonga (439 milioni). 

Altra esclusiva: il dipinto è l’unico di Leonardo che si trovi in mani private, in quanto gli altri 19 capolavori del Genio di Vinci sono custoditi (e quindi visibili) nei più importanti musei del globo. Mentre in questo caso il “Salvator Mundi”, dopo la tournée che ha preceduto l’asta portandolo da Hong Kong a San Francisco e da Londra a New York per essere venduto, è destinato a scomparire.

La scelta della casa d’asta di inserire la megalopoli asiatica fra le mete, indica come Christie’s ritenga importante solleticare l’appetito dei collezionisti orientali per pezzi di questo calibro. E il fatto che “Laboureur dans un champ” realizzato da Vincent van Gogh nel 1889 e battuto poche ore prima (sempre da Christie’s a New York) per 81 milioni di dollari, sia stato portato a casa da un collezionista con gli occhi a mandorla, conferma come il mercato dell’arte guardi con cupidigia verso Est.

Chiunque sia il “Paperone” che si è aggiudicato il Cristo benedicente di Leonardo, niente trapela sul fronte del nuovo proprietario; l’offerta vincente è arrivata per bocca di Alex Rutter, capo del dipartimento arte contemporanea di Christie’s, che - dopo lo storico colpo di martello finale - ha confidato «è stato il momento più emozionante della mia carriera». Ma nessun nome.

C’era tutta “l’arte che conta” ad assistere all’asta da Christie’s del “Salvator Mundi”, dipinto realizzato presumibilmente negli stessi anni in cui Leonardo lavorò alla “Gioconda” (1503-1506), che è stato, come era prevedibile, il lotto più importante dell’Evening Sale of Post-War and Contemporary Art di mercoledì scorso. Dal collezionista svizzero Uli Sigg, che possiede la più importante raccolta di arte cinese del mondo a Dasha Zhukova, ex moglie di Roman Abramovič e fondatrice del Garage Museum of Contemporary Art di Mosca; da Budi Tek, il più importante collezionista cinese, a Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani, sorella dell’Emiro del Qatar e presidente dei musei dell’emirato. Ed ancora Eli Broad, uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti e persino Gerhard Richter, tra gli artisti viventi più quotati del pianeta. Un “parterre des rois” arrivato nella Grande Mela per assistere alla serata-evento in cui il mercato dell’arte moderna, dato sempre un po’ più in crisi rispetto a quello dell’arte contemporanea, si è preso la sua rivincita, mandando in frantumi il record precedente, detenuto dai 300 milioni di dollari pagati per “Interchange” dipinto da Willem De Kooning nel 2015. «È un momento storico», il commento del battitore Jussi Pylkkanen quando il “Salvator Mundi” ha superato il giro di boa dei 300 milioni e uno dei compratori ha proceduto al rialzo a colpi di 30 e poi 20 milioni per sbaragliare gli avversari. A venedere l'opera è stato il multimiliardario russo Dimitri Rybolovlev, presidente del Monaco.

Con 450,3 milioni di dollari e spiccioli, il “Salvator Mundi” ha sbaragliato il record delle più costose opere d’arte vendute all’asta, classifica che si differenzia da quella che riguarda il mercato privato (vedi box a sinistra): nel primo caso, detenevano il primato le “Donne di Algeri - Versione 0” (1955) di Picasso, cenduto nel 2015 per 179 milioni di dollari all’ex primo ministro del Qatar, Hamad Jassim bin Jaber al Thani, seguito dal “Nudo sdraiato” dell’immenso Modì (datato 1917/18) dalla collezione di Laura Mattioli Rossi, battuto da Christie’s e volato in Cina nel 2015, quindi i “Tre Studi su Lucian Freud” di Francis Bacon (1969), acquistato per 142 milioni di dollari da Elaine Wynn, l’ex moglie del re dei casinò, Steve Wynn. Spetta ancora a un grande maestro italiano, Alberto Giacometti, il primato della scultura più cara mai venduta all’asta: 141,2 milioni di dollari da Christie’s a Londra per il suo iconico “Uomo che indica”.

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