Roma, 23 settembre 2016 - OCCHIO a non confondere fertilità e natalità. Senza la prima, la seconda scompare. Ma anche in presenza della prima, il risultato resta in forse e, allora, ogni Paese scatena la sua creatività più esagerata.

Nel gioco – poco materno – a chi la partorisce più grossa, c’è chi si mette in prospettica attesa, meglio se dopo liturgica penitenza. In Corea del Sud gli uffici demografici hanno calcolato al 2750 la totale estinzione della popolazione. Beninteso, se le nuove iniziative a rimedio della campagna dirigista del passato – quella per famiglie meno numerose degli anni Settanta-Ottanta di impronta vagamente cinese – non troveranno idonea applicazione. Il Paese è notevolmente invecchiato. Così ora, per facilitare le coppie con più figli, il governo ha fatto mea culpa, varato sostegni e istituito (dal 2010) il Giorno della Famiglia: il terzo mercoledì di ogni mese luci degli uffici spente alle 19.30 e dipendenti a casa. A fare figli o a prendersi cura di quelli già fatti (ovviamente barricati in camera con il proprio smartphone).

IN GIAPPONE, già patria del Tamagotchi (l’amico alieno da allevare e accudire), è stato recentemente lanciato Yotaro, il robot-bambino che le fa tutte (tranne scaccolarsi): piange, ha il naso che cola, ride se gli fai il solletico, esprime emozioni e dolore. Obiettivo: instillare sentimenti di genitorialità via hi-tech nella svogliata gioventù nipponica. Da dimenticare.

Come il folle spot di Singapore dove un rapper dall’alito mentolato, sponsorizzato a dovere, invita la partner al civico amplesso al grido di «Il tasso di natalità non può salire da solo» (testuale).

In Russia, dove l’alcolismo è una piaga e la vita media lontana dagli standard Ue, Vladimir Putin nel 2007 è corso ai ripari. La comprensiva Madre Russia ha santificato il 12 settembre Giorno nazionale del Concepimento, con controprova nove mesi dopo. Per le mamme che partoriscono il 12 giugno ecco frigoriferi, automobili o altri ‘premi’ molto tangibili. Di sicuro i tassi demografici si stanno assestando e al Cremlino la notizia piace.

IN ROMANIA ricordano il cosiddetto metodo Nicolae Ceausescu. Ventitré anni prima di essere fucilato, il dittatore comunista superò la natalità zero in sole tre mosse: tassazione supplementare del 20% sui redditi – già da fame – di ogni coppia intenzionata a divorziare (in un solo anno, dal 1966 al 1967, le separazioni crollarono da 26mila a 28!); disincentivo fiscale di pari entità per tutti gli uomini e le donne sopra i 25 anni senza figli; incentivi a padri e madri. Fu boom demografico, seppur di breve durata.

Poi, per fortuna, c’è il meraviglioso welfare scandinavo. Nel 2014, annus horribilis per la natalità danese, è partito lo spot «Fatelo per la Danimarca», seguito nel 2015 da «Fallo per mamma». L’invito alla procreazione, in un Paese in cui lo Stato è generoso e soprattutto funziona, non è risuonato così intrusivo. Anzi, constatato da un complice sondaggio che durante le vacanze i connazionali copulavano con maggior frequenza (e pure con soddisfazione visto il +46% di rapporti e il +10% di concepimenti), il governo ha garantito un incondizionato sconto-ovulazione alle signore e un kit prima infanzia (da zero a 3 anni) per i figli delle coppie riprodottesi in vacanza, previa conservazione di regolare ricevuta alberghiera o di viaggio. Ha funzionato: +14% il dato bebè 2016.