Londra, 2 luglio 2017 - Il Papa "segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard". Così il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke, comunica la vicinanza di Papa Francesco ai genitori del bimbo inglese di 10 mesi colpito dalla sindrome da deperimento mitocondriale, una malattia classificata come incurabile. Vicenda seguita da giorni dai media di tutto il mondo. Martedì il Papa si era espresso via Twitter, senza nominare direttamente la vicenda: "Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d'amore che Dio affida ad ogni uomo", scriveva. Oggi il nuovo intervento attraverso le parole del portavoce della Sala Stampa Vaticana. "Il santo Padre segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo Charlie Gard ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori - ha dichiarato Burke -. Per essi prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo". 

Charlie Gard, il sorriso consegnato alla memoria

Intanto sono ore di angoscia per i familiari del piccolo Charlie prima che vengano staccati i macchinari che lo tengono in vita. Chris Gard e Connie Yates (scrive il Teleghaph online) stanno trascorrendo gli ultimi giorni con il loro bambino di dieci mesi ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra. A causa della patologia non può vedere, sentire, muoversi, piangere e neppure deglutire senza assistenza delle macchine. Venerdì i medici hanno concesso ai genitori una breve proroga prima di dire addio al figlio. Il caso di Charlie è stato al centro di battaglie legali. I genitori hanno chiesto di sottoporrlo a una terapia sperimentale negli Usa ma gli specialisti dell’ospedale si sono detti certi che tale trattamento non lo avrebbe aiutato. È stata chiamata in causa anche la Corte europea dei diritti umani, che martedì scorso, come prima avevano fatto i tribunali del Regno Unito nei vari gradi d’appello, si è pronunciata in favore dei medici del Great Ormond Street Hospital.

Charlie Gard, le tappe. Dalla malattia alle sentenze

Alla famiglia non è stata data la possibilità di riportare a casa Charlie per farlo morire tra l’affetto di parenti e amici. Sulla vicenda del bambino inglese è intervenuto anche il Movimento per la vita: «Il ministro Lorenzin, che è mamma di due bambini, faccia un bel gesto e chieda al suo omologo inglese di autorizzare il trasferirimento di Charlie in un ospedale italiano. Sostenga la richiesta affermando che da noi la pena di morte non esiste e che in Italia ‘inguaribile’ non vuol dire ‘incurabile’».