San Paolo, 13 ott. - "Cesare Battisti deve rispondere in Italia dei suoi reati. Il Brasile non può dare protezione a un criminale. L'estradizione deve essere immediata". E' quanto dichiarato il sindaco di San Paolo, João Doria, oggi a Milano incontrando il primo cittadino Giuseppe Sala.

Dall'altra parte dell'Oceano ribadiva il concetto il ministro della Giustizia brasiliano Torquato Jardim, confermando: "Battisti ha rotto il rapporto di fiducia con il Brasile". In più il ministro ha aggiunto che "la sospetta fuga" dal Paese, di cui si è reso protagonista l'ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, è una "violazione del rapporto di fiducia" col Brasile. Di qui la volontà anche del presidente Michel Temer di estradare Battitsi in Italia.

Da parte sua Cesare Battisti confida molto sulla legge brasiliana, e spera che il presidente brasiliano compia "un grande atto di giustizia e umanità" nei suoi confronti, ha confidato Battisti a 'Folha de S.Paulo'.  "Il presidente Temer ha tutti gli strumenti giuridici e politici per fare un atto di umanità e lasciarmi qui".

L'Italia è "un paese così arrogante", accusa l'ex terrorista: "A Roma sono convinti che sia un compito per loro facile portarmi via" dal Brasile.

Riguardo alla presunta fuga, Battisti spiega: "La mia arma per difendermi non è fuggire. Mi trovo dal lato della ragione, ho tutto dalla mia parte": ha continuato il ricercato sulle pagine del giornale di San Paolo. "Sono in prescrizione dal 2013 e non si può tornare indietro dopo cinque anni", ha aggiunto Battisti, riferendosi alla decisione dell'ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, di concedergli asilo politico nel 2010.

Secondo il latitante ci sono "varie ragioni" dietro alla volontà dell'Italia di riaverlo in patria. "Soprattutto nei 15 anni che ho vissuto in Francia, ho approfittato di ogni intervista per denunciare ciò che stava accadendo in Italia. Persone arrestate e scomparse, uccise dalla polizia, suicidi sospetti, la mafia al potere. Io stavo dando fastidio e così hanno creato un mostro, spargendo menzogne e mescolando il tutto con una cosa seria, che è stata la mia partecipazione alla lotta armata, che non nego".

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