Barcellona, 6 ottobre 2017 - In Catalogna, tra le forze in campo, è anche una guerra di nervi. L'ultima mossa è del presidente catalano Carles Puigdemont, che ha chiesto di intervenire martedì pomeriggio davanti al parlamento di Barcellona per "informare sulla situazione attuale" hanno riferito fonti parlamentari. Ieri la Corte costituzionale spagnola ha vietato la seduta prevista lunedì durante la quale Puigdemont avrebbe dovuto riferire sullo svolgimento e sulle conseguenze del referendum dell'1 ottobre.

 VIOLENZE AI SEGGI, GIUDICE ORDINA INCHIESTA - Intanto, dopo la denuncia del governo catalano, un giudice di Barcellona ha ordinato l'avvio di un'inchiesta sulle cariche della polizia ai seggi, invitando la procura, che aveva definito proporzionato l'uso della forza da parte degli agenti spagnoli, a "non minimizzare la gravità" dei fatti. Contemporaneamente sono arrivate le scuse del prefetto spagnolo in Catalogna, Enric Millo. "Ho visto le immagini e so che ci sono persone che hanno ricevuto percosse, spinte, e che c'è ancora una persona in ospedale - ha detto Millo alla tv pubblica - posso solo chiedere scusa a nome degli agenti che sono intervenuti". 

LIBERI I VERTICI DEI MOSSOS - Nessuna misura cautelare è invece stata disposta dai magistrati dell'Audiencia Nacional spagnola nei confronti del capo dei Mossos d'Esquadra, Josè Luis Trapero, interrogato oggi e indagato per sedizione e per non essere intervenuto a controllare, nei giorni scorsi, una manifestazione di fronte al Dipartimento dell'economia a Barcellona. Secondo quanti riferito dai media spagnoli, la magistrata che si occupa del caso, Carmen Lamela, non ha deciso nessuna misura nemmeno anche nei confronti dell'intendente dei Mossos, Teresa Laplana. I due ufficiali della polizia locale catalana, secondo la magistrata, hanno prodotto una serie di documenti e Trapero si è reso disponibile a tornare per essere sentito dopo che i giudici li avranno esaminati.

Stessa decisione anche nei confronti dei leader delle due associazioni indipendentiste, Jordi Sanchez, presidente dell'Assemblea Nazionale Catalana e Jordi Cuixart, presidente di Omnium Cultural. Entrambi sono stati sentiti dai giudici. Cuixart ha detto che non hanno risposto perchè non riconoscono la competenza del tribunale a giudicarli per sedizione, Sanchez di avere risposto al suo avvocato per rilevare la legittimità delle proteste pacifiche della popolazione catalana.