Barcellona, 4 ottobre 2017  - Non accenna a calare la tensione in Spagna, a ormai 3 giorni dal referendum, dichiarato incostituzionale, in cui avrebbero vinto i 'sì' all'indipendenza della Catalogna. In serata il premier spagnolo Mariano Rajoy ha fatto sapere di aver respinto la proposta di promuovere un tavolo di mediazione avanzata dal segretario di Podemos, Pablo Iglesias. Iglesias aveva detto di esser stato in contatto oggi con il premier e con il presidente catalano Carles Puigdemont. Secondo le fonti, il nodo resta la dichiarazione di indipendenza, attesa per lunedì, e a cui Puigdemont invece dovrebbe rinunciare. 

INDAGATO CAPO MOSSOS - Josep Lluis Trapero, il capo dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, è stato convocato oggi in tribunale con l'accusa di sedizione per non essere intervenuto per controllare nei giorni scorsi una manifestazione di fronte al Dipartimento dell'economia a Barcellona. Secondo la Vanguardia online, Trapero rischia tra i quattro e gli otto anni di carcere.

NODO INDIPENDENZA - Sul fronte politico, intanto, si attende quella che dovrebbe essere la "dichiarazione d'indipendenza della Repubblica catalana". Secondo Mireia Boya, deputata di Candidatura d'Unitat Popular (Cup), il partito della sinistra indipendentista catalana, la proclamazione dovrebbe avvenire alla plenaria del Parlament di Barcellona lunedì. La Boya riconosce al tempo stesso che su questo punto non c'è accordo tra i partiti indipendentisti. El Pais ricorda che Junts pel Sì e la stessa Cup hanno chiesto ufficialmente un intervento di Puigdeomnt lunedì in aula.

UE, APPELLO AL DIALOGO - Nel frattempo, il vice-presidente dell'esecutivo comunitario, Frans Timmermans, durante un dibattito all'Europarlamenteo ha sottolineato che il referendum in Catalogna e le sue conseguenze per la Commissione sono "una questione interna alla Spagna che deve essere affrontata in linea con l'ordinamento costituzionale della Spagna". Timmermans ha invitato ad "abbandonare il cammino del confronto e a seguire la strada del dialogo". Un appello al dialogo è giunto anche  dal Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani

IL RE SOTTO ACCUSA  - Nell'agone è sceso anche Felipe di Spagna con il suo discorso alla Nazione in cui ha accusato il governo autonomo di una "slealtà intollerabile" e di una "condotta irresponsabile". Oggi è arrivata la dura risposta del governo catalano: "Spaventoso e un errore da tutti i punti di vista, e per come le cose si stanno mettendo adesso, la questione è repubblica o repubblica", ha detto Jordi Turull, portavoce del governo regionale catalano. E ha continuato: "Il re non ha agito da capo di Stato, ma ha fatto il portavoce della strategia di Soraya Saenz Santamaria e di Mariano Rajoy".

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CASO PIQUE' - In questi giorni è finito sotto i riflettori anche Gerard Piqué, difensore del Barcellona e pilastro delle 'Furie Rosse' calcistiche, fischiato sonoramente durante l'allenamento della Nazionale in seguito alle sue dichiarazioni alla vigilia del referendum. "Non lascio la Nazionale - ha detto oggi -. Farlo significherebbe dare ragione a chi mi fischia, non gliela darò vinta". Inevitabile la domanda dei giornalisti sulla sua posizione post-voto. "Se sono indipendentista? Questa è una domanda da milioni di dollari alla quale non risponderò - le parole del difensore del Barcellona - Sono cittadino del mondo e gioco al calcio. I miei figli sono colombiani, libanesi e catalani".

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E ancora: "Non ho niente contro la Spagna, non è il mio caso, ma un indipendentista può giocare in Nazionale", ha detto ancora dal ritiro delle 'furie rosse'. "È assurdo mettere in dubbio il mio impegno in Nazionale - ha aggiunto - Sono qui da 15 anni, considero questa squadra come la mia famiglia. Sono orgoglioso di essere nella selezione spagnola, i dubbi nei miei riguardi mi fanno male".

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