Roma, 3 ottobre 2017 - Il re Felipe di Spagna parla alla Nazione dopo il referendum per l'indipendenza della Catalogna. Punta il dito contro la Generalitat della Catalogna ma non fa nessun riferimento alle violenze della polizia spagnola ai seggi. Nel suo discorso alla Nazione ha accusato il governo autonomo di una "slealtà intollerabile" e di una "condotta irresponsabile". Si è messo "al margine del diritto e della democrazia, hanno voluto spezzare l'unità della Spagna", ha detto il sovrano. Un discorso breve e duro che non contribuirà a far crescere la popolarità del re in Catalogna, terra dalle radici ancora repubblicane. E' stato accolto da molti catalani, ancora in piazza al termine della giornata di sciopero generale, con una 'cacerolada' di protesta: e cioè sbattendo padelle e tegami. "Nessuna soluzione. Nessun accenno ai feriti. Nessun appello al dialogo", commenta Ada Colau. Per il sindaco di Barcellona quelle del re sono parole "irresponsabili e indegne di un capo di stato". 

PUIGDEMONT:  ATTO DI INDIPENDENZA A GIORNI - Centinaia di migliaia (300mila secondo la polizia cittadina) le persone scese in strada oggi "contro la repressione" della Guardia Civil, mentre il presidente Carles Puigdemont prova prima la linea del dialogo, spiegando che è "il momento di una mediazione internazionale", salvo poi annunciare alla Bbc che la dichiarazione di indipendenza arriverà comunque e arriverà "a giorni". Intanto l'Onu chiede al governo di Madrid di aprire un'inchiesta sulle violenze ai seggi e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, invita "tutti gli attori rilevanti di muoversi rapidamente dallo scontro verso il dialogo".

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Vigili del fuoco catalani in corte per lo sciopero generale a Barcellona (Ansa)LO SCIOPERO - Centinaia di migliaia di persone (300mila secondo la polizia cittadina) sono scese in strada oggi "contro la repressione" della Guardia Civil,I lavoratori catalani dei sindacati spagnoli CGT, IAC, Intersindical CSC e COS, hanno incrociato le braccia per "lottare contro la repressione e per le libertà". Le quattro sigle hanno spiegato che l'invito è rivolto non solo ai lavoratori ma a tutta la cittadinanza. All'appello hanno poi risposto tutte le altre sigle sindacali della regione, che hanno deciso di aderire per mostrare un'immagine di unità di fronte all'aggressione subita domenica dai catalani. A scioperare, tra gli altri, saranno i dipendenti del porto di Barcellona, le università pubbliche, i trasporti, il Museo d'arte contemporanea. Resterà chiusa anche la Sagrada Familia. Anche il club del Barcellona, in tutte le sue formazioni - quella professionistica e le giovanili - ha deciso di scioperare: nessuno dei suoi tesserati si allenerà nella giornata odierna.  

CORTEI E MANIFESTAZIONI - Migliaia di persone si sono concentrate pacificamente a Barcellona davanti al commissariato della Policia Nacional spagnola in Via Laietana per protestare contro le brutalità di domenica contro i seggi. La folla ha chiesto la partenza delle "forze straniere" dalla Catalogna e cantato l'inno catalano Els Segadors. Diverse altre manifestazioni sono in corso in tutta la Catalogna.

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MADRID - Dura la condanna che arriva da Madrid. Il governo catalano "incita alla ribellione", ha infatti dichiarato il ministro degli Interni, Juan Ignacio Zoido. "Vediamo che il governo catalano sta spingendo ogni giorno il popolo catalano verso l'abisso e incita alla ribellione nelle strade delle città", ha detto Zoido. Il governo centrale, ha aggiunto, prenderà tutte le misure necessarie per "frenare gli atti di assedio" contro la polizia spagnola. Laconica la replica di Puigdemont affidata a Twitter. "Oggi è una giornata di protesta democratica, civica e degna. Non vi lasciate coinvolgere dalle provocazioni. Il mondo lo ha visto: siamo gente pacifica", ha scritto il presidente della Generalitat. "La pace, il civismo e la dignità ci hanno portati fin qui. Il successo definitivo dipende dal fatto di rimanere impegnati come sempre. Proseguiamo!", ha aggiunto. 

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