Barcellona, 7 ottobre 2017 - La soluzione della crisi catalana passa attraverso una mediazione che porti a un referendum condiviso. Così Meri Pita Cardenas, deputata e responsabile nazionalità di Podemos, il movimento di opposizione terza forza poltica in Spagna.

Onorevole Pita, è possibile trovare una soluzione alla mediazione nella crisi catalana? E’ vero che Podemos lavora attivamente su questo punto?

«In democrazia non è solo possibile, il dialogo e il negoziato sono essenziali. La stragrande maggioranza dei cittadini spagnoli vuole una soluzione in dialogo. Podemos ha sempre difeso soluzioni democratiche perché la richiesta di più dell’ 80 per cento dei cittadini catalani è per una maggiore democrazia. In considerazione degli eventi di domenica scorsa e visto l’arroccamento delle parti, abbiamo proposto una mediazione. In altre parole, entrambi i governi, spagnolo e catalano, dovrebbero designare una o più persone per mediare e raggiungere il dialogo e il negoziato che forniranno una soluzione politica a questo conflitto. E’ l’ unico modo legittimo in democrazia. E possiamo fare tutto il possibile per far sì che ciò accada».

Il mediatore dovrebbe essere mediatore spagnolo o internazionale? Se il mediatore deve essere spagnolo, è più probabile che sia uno spagnolo con esperienza internazionale come Javier Solana o un rappresentante ecclesiastico?

«Non è nostro compito, né sarebbe opportuno per noi nominare il mediatore. Le parti devono concordare la designazione e l’ accettazione delle stesse».

Siete d’ accordo con il referendum per l’ indipendenza voluto dalla Generalitat de Catalunya? Il popolo catalano vuole davvero indipendenza o maggiore autonomia?

«Non condividiamo la consultazione unilaterale del referendum indetto dal governo della Catalogna, che è stata, ovviamente, una massiccia manifestazione del popolo catalano del suo desiderio democratico di essere consultato. Non spetta a noi rispondere se è voglia di indipendenza o di maggiore autonomia. E’ una questione che spetta ai cittadini della Catalogna decidere. Il desiderio di Podemos è che la Catalogna continui ad essere una nazione all’ interno quel paese dei paesi che è della Spagna».

I catalani hanno il diritto all’ autodeterminazione attraverso un referendum accettato da tutte le parti coinvolte, come il referendum scozzese?

Precisamente. La soluzione di questo conflitto è un referendum concordato.

Dove ha fallito il governo di Rajoy? E se applica l’articolo 155 della Costituzione e sospende l’autonomia catalana, sbaglia? 

Il 18 giugno 2006 il popolo catalano ha approvato il nuovo statuto di autonomia. Il Partito Popolare ha presentato un appello di incostituzionalità, un appello che è stato poi accolto dal Tribunale Costruzionale che ha sospeso lo Statuto. Da allora, i cittadini catalani si sono mobilitati per difendere il loro diritto di decidere. Lo stesso Partito Popolare sottovoce riconosce di aver fatto un errore nel 2006, e sarebbe un altro errore se volesse applicare l’ articolo 155 della Costituzione. Sarebbe certamente un errore storico».

Il Re si è senza dubbio schierato sulla posizione del governo. Avrebbe potuto fare altro per difendere l’unità della Spagna?

«Il discorso di Felipe VI, in qualità di capo di Stato, è stato fatto a sostegno delle politiche del governo di Rajoy in Catalogna, senza neppure menzionare il dialogo o l’ armonia, lo ha trasformato in parte del problema. Quanto più la situazione era difficile, tanto più egli aveva il dovere di sottolineare la neutralità delle sue responsabilità di capo di Stato. Con il suo intervento di parte ha lasciato fuori milioni di cittadini di questo paese, che non la pensano come il Partido Popular e, soprattutto, la stragrande maggioranza del popolo catalano».