Edimburgo, 13 marzo 2017 - Cresce la tensione tra Londra ed Edimburgo in vista della Brexit. Mentre la Camera dei Lord approva definitivamente la legge sull'uscita dall'Ue, la Scozia chiede un referendum bis sull'indipendenza dalla Gran Bretagna. Che risponde picche: in una nota, il governo di Theresa May afferma che un tale voto causerebbe incertezza e ricorda che la secessione fu respinta nel referendum del 2014 e che fu la stessa leadership scissionista a considerare quel voto "unico in una generazione". Downing Street s'impegna peraltro a negoziare ora la Brexit "nell'interesse di tutte le nazioni" del Regno Unito".

QUI LONDRA - La Camera dei Lord ha dato l'ok definitivo alla legge sulla Brexit, con la rinuncia ai due emendamenti inseriti dagli stessi Lord contro il parere del governo (sui diritti dei cittadini Ue e su un potere di veto del parlamento) e poi respinti dai Comuni. Da oggi May sarà in grado di ricorrere all'articolo 50 dei Trattati europei, avviando così la procedura di divorzio di Londra dall'Unione. Il testo dovrà essere siglato, perché entri in vigore, dalla regina Elisabetta II. 

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falseQUI EDIMBURGO - Ma nel giorno dell'ultimo via libera di Londra, Nicola Sturgeon rompe gli indugi. La leader scozzese rilancia la battaglia per l'indipendenza, dopo il referendum perduto - di misura, ma non troppo - nel settembre 2014 e nel suo discorso da Bute House, la residenza ufficiale del primo ministro a Edimburgo, annuncia l'avvio la settima prossima dell'iter nel Parlamento locale per arrivare a una nuova consultazione.  "Le circostanze sono cambiate", ha detto Sturgeon nel suo intervento. Quindi ha sottolineato che la decisione è inevitabile a fronte del "muro di intransigenza"  che Downing Street  ha eretto contro le istanze presentate da Edimburgo che aveva proposto una serie di soluzioni per mantenere la Scozia all'interno del mercato unico europeo. "Non è stato possibile fare altro mentre si prospetta una hard Brexit", ha sottolineato la 'first minister', aggiungendo che la Scozia deve "scegliere per il suo futuro" prima che sia troppo tardi.  Se l'iter verrà rispettato, ma il no di Londra sembra netto, il nuovo referendum si terrà tra l'autunno del 2018 e la primavera del 2019.  Il 18 settembre 2014 i secessionisti subirono una dura sconfitta alle urne  con gli unionisti vittoriosi con il 55,3% dei votanti.

L'ITER - L'iter prevede che la leader scozzese chieda all'assemblea di Edimburgo di rivolgersi al Parlamento di Westminster (al quale spetta l'ultima parola) e quindi domandare il permesso per una nuova consultazione popolare.

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