Manchester, 4 ottobre 2017  - E' nella bufera il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, di nuovo sotto attacco per aver detto che la Libia potrebbe attrarre turisti e investitori quando "rimuoverà i cadaveri". 

Johnson, parlando della sua visita ad agosto in Libia, dilaniata da guerra civile seguita dalla caduta del dittatore Muammar Gheddafi nel 2011, ha detto che le imprese britanniche vogliono investire a Sirte. "Hanno questo brillante programma di fare di Sirte la futura Dubai" ha assicurato al congresso del partito conservatore a Manchester. 

Il ministro ha descritto "le spiagge bianche, il bellissimo mare" e "i giovani brillanti". Poi la discutibila battuta "Tutto quel che devono fare è rimuovere i cadaveri", ed è scoppiato in una risata.

E' arrivata subito la condanna della responsabile esteri dei laburisti Emily Thornberry. "Il fatto che Boris Johnson tratti queste morti come uno scherzo, un banale inconveniente prima che gli imprenditori britannici trasformino la città in un resort, è incredibilmente grossolano, spietato e crudele". 

Jo Swinson, responsabile per gli esteri del partito liberaldemocratico ha detto che il ministro non è all'altezza del suo incarico e ha chiesto alla premier Theresa May di licenziarlo. "Quest'ultima dichiarazione incredibilmente crassa e insensibile su un tema di tale importanza è una dimostrazione ulteriore che Boris non è all'altezza. May deve fare pulizia e licenziarlo". 

La replica di  Johnson non si è fatta attendere ed è arrivata tramite Twitter. Il ministro ha puntato il dito alle persone "senza alcuna conoscenza o comprensione della Libia" accusandole di "giocare alla politica con la realtà libica, terribilmente pericolosa". "La realtà è che la rimozione del cadaveri dei combattenti del Daesh è stata resa molto più difficoltosa da bombe improvvisate e da mine. Questo è il motivo per cui la Gran Bretagna ha un ruolo chiave nella ricostruzione e il motivo per cui sono stato in Libia due volte quest'anno" ha proseguito il ministro.  

Da quando Johnson è capo della diplomazia britannica, le sua famose gaffe hanno assunto una dimensione globale, e proprio in un momento delicato del negoziato per l'uscita di Londra dalla Ue. E a proposito di Braxit il ministro ha dichiarato, al quotidiano ceco Hospodarske Noviny, che dire che la libertà di movimento è uno dei principi fondanti della Ue è "una cazzata". Al nostro ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda, ha detto che Roma deve sostenere l'accesso di Londra al mercato unico se vuole continuare a vendere il suo prosecco nel Regno Unito. Ma quest'atteggiamento fuori dagli schemi piace molto alla base Tory e Johson è considerato il favorito a succedere a May come premier.