Riad, 5 novembre 2017 -  Nuovo giro di vite del sempre più potente erede al trono saudita, il principe Mohamed bin Salman contro l'illegalità in Arabia Saudita, e non fa sconti ai parenti.

La nuova commissione anti-corruzione saudita, voluta da MbS (come viene chiamato l'erede al trono) ha arrestato 10 principi, membri della sterminata famiglia reale, e decine di ex ministri.

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A finire in manette anche il militardario, Alwaleed bin Talal, uno dei più facoltosi uomini d'affari sauditi (con un patrimonio stimato attorno ai 20 miliardi di dollari) e un ex ministro delle finanze, proprietario della società di investimento Kingdom Holding, e possiede partecipazioni nell'impero mediadico News Corp di Rupert Murdoch e anche di Twitter.

Il 32enne erede al trono è considerato di fatto il reggente dell'ArabiA Saudita, che in teoria sarebbe ancora guidata ancora dal padre 81enne re Salman. Ma il potere, dalla Difesa all'Economia con il suo piano "Vision 2030", alla lotta alla corruzione con una commissione che sembra non far sconti ai nobili sauditi. 

Già a settembre erano finiti in manette una ventina di persone, inclusi influenti religiosi del clero wahabita (l'interpretazione intransigente dell'Islam sunnita) contrari alla politica estera del principe MbS, che il 5 giugno aveva rotto delle relazioni con il Qatar. MbS ha anche varato riforme politiche, come la privatizzazione del 5% del colosso petrolifero Aramco ed il taglio dei sussidi di Stato.