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MEDIO ORIENTE / GAZA

Scattata la tregua Israele-Hamas
Olmert: "Per loro è l'ultima possibilità"

L'accordo è stato raggiunto attraverso l'intermediazione dell'Egitto, contraria l'opposizione israeliana. Riprenderanno anche i colloqui indiretti per un possibile scambio di prigionieri

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Gerusalemme, 19 giugno 2008 - La tregua tra Israele e i militanti di Hamas sulla Striscia di Gaza è entrata in vigore oggi alle 6, ora locale (le 5 in Italia). Il cessate-il-fuoco deve mettere fine ai lanci di razzi da Gaza e alleggerire il blocco israeliano al territorio controllato dai militanti del Movimento della resistenza islamica dal giungo 2007 sulla Striscia.
L'accordo è stato raggiunto attraverso l'intermediazione dell'Egitto. La tregua dovrebbe permettere di evitare che Israele invada militarmente Gaza.
La tregua dovrebbe durare sei mesi, secondo l'accordo. Nel frattempo dovrebbero cominciare i negoziati per la liberazione del soldato israeliano trattenuto da Hamas e per la riapertura del punto di passaggio tra Gaza e l'Egitto.

COLPI DI AVVERTIMENTO
La marina israeliana ha sparato quattro colpi
di avvertimento nelle acque della Striscia di Gaza, pochi minuti dopo l'entrata in vigore della tregua. Lo riporta il Jerusalem Post. I proiettili sono caduti a circa 500 metri dalla costa, e apparentemente non c'erano bersagli nell'area, hanno riferito testimoni.
Le Forze di difesa israeliane hanno confermato che sono stati sparati dei colpi di avvertimento in aria, dopo che alcuni pescatori palestinesi erano entrati nelle acque territoriali israeliane.
Circa due ore prima dell'entrata in vigore della tregua un miliziano di Hamas è stato ucciso in un raid aereo israeliano, e altri due sono rimasti feriti. L'esercito israeliano ha confermato il raid, affermando che è stata colpita una cellula impegnata a lanciare razzi contro obiettivi israeliani.

 

 

NUOVI COLLOQUI

Israele e Hamas, seppure in forma indiretta riprenderanno i colloqui in vista di un possibile scambio di prigionieri: lo hanno annunciato fonti del ministero della Difesa dello Stato ebraico, secondo cui da parte israeliana i contatti riguarderanno in particolare il rilascio del giovane caporale Gilad Shalit, rapito due anni fa da miliziani del gruppo radicale palestinese sul confine con Gaza, ma non dentro alla Striscia.
Le stesse fonti hanno collegato gli imminenti negoziati indiretti al cessate-il-fuoco appena scattato nell'enclave, il primo con carattere ufficiale dal novembre 2006, che resse per pochissimo tempo.
Ofer Dekel, inviato speciale del primo ministro Ehud Olmert, a tale scopo si recherà martedì prossimo al Cairo. La sospensione delle ostilità è stata conseguita proprio grazie alla mediazione delle autorità egiziane.

 

OLMERT: ULTIMA POSSIBILITA'
A poche ore dall'entrata in vigore del cessate-il-fuoco,
il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha avvertito che il rispetto della sospensione delle ostilità rappresenta per il gruppo radicale palestinese l'ultima possibilità per evitare un'offensiva su vasta scala delle forze dello Stato ebraico conro la minuscola enclave, che esso domina ormai da un anno. "Penso che la strategia di Hamas, che in primo luogo non vuole riconoscere il diritto d'Israele a esistere, e il suo estremismo, e il suo fanatismo, e il suo dogmatismo religioso, siano i nemici della pace", afferma Olmert in un'intervista rlasciata al quotdiano australiano 'Sydney Morning Herald'.
"Nei confronti del terrorismo a Gaza siamo alla fine della nostra tolleranza".

Del resto, sottolinea il premier israeliano, dopo anni di violenze continua non soltanto la popolazione civile della Striscia, ma gli stessi sostenitori del Movimento di Resistenza Islamica "ne hanno le tasche piene di Hamas": in realtà un eufemismo che non traduce alla lettera le parole del capo del governo dello Stato ebraico.


"Israele rispetterà tutti gli impegni che ha assunto",
ha dichiarato a sua volta Mark Regev, portavoce del premier israeliano, "ma noi terrenmo gli occhi bene aperti su quello che accadrà sul terreno".
Quanto alla riapertura dei valichi di confine, prevista dall'accordo mediato dall'Egitto, il governo dello Stato ebraico ha ribadito che per ora resterà chiuso quello di Rafah, all'estremità meridionale della Striscia: l'unico che non immetta in territorio israeliano bensì in quello egiziano, e dunque solo collegamento dell'enclave con il resto del mondo.
Condizione imprescindibile per sbloccarlo è il rilascio del caporale Gilad Shalit, rapito due anni fa da miliziani di Hamas alla frontiera, quando nemmeno si trovava all'interno di Gaza. "Se Gilad Shalit non sarà liberato, il varco di Rafah non riaprirà", ha ammonito il generale Amos Gilad, responsabile della poliica militare presso il ministero della Difesa.

 

NETANYAHU CONTRARIO

La tregua è stata nondimeno liquidata come un "grave errore" dall'ex premier Benjamin Netanyahu, leader del conservatore Likud, principale partito di opposizione. "Tutti i dirigenti delle Forze Armate israeliane concordano sul fatto che quest'accordo è fragile, e che Hamas lo violerà quando vorrà", ha tagliato corto Netanyahu. "Noi in cambio non otterremo un bel niente". Lo stesso Olmert ieri aveva sottolineato la "fragilità" del il cessate-il-fuoco, ipotizzando che esso possa "avere vita breve".










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