Una grande rabbia, un sottile senso di impotenza. Cosa può fare un giornale? Mobilitare le coscienze, raccogliere fondi, tenere desta l'attenzione, denunciare le inefficienze. Lo abbiamo fatto, continueremo a farlo. Ma la rabbia è forte e forte è il senso di impotenza. È passato un anno dalla prima scossa e siamo ancora all'inizio. Solo per parlare delle Marche: L'11% delle macerie rimosse, il 4,2% delle casette consegnate, l'anno scolastico che inizierà chissà dove per migliaia di giovani studenti terremotati. Inutile invocare la grandezza della tragedia, a cinque mesi dal terremoto dell'Aquila18mila famiglie avevano una casa e l'anno scolastico cominciò per tutti senza incognite. Si può fare, dunque. Si sarebbe potuto fare meglio. Ricordiamo le promesse, rivediamo come in un film le passerelle. Osserviamo la parabola di Vasco Errani, uomo perbene, certo, ma che ha accettato di svolgere la funzione di commissario alla ricostruzione pur senza averne riconosciuti i poteri necessari e che ancor prima che la ricostruzione cominci lascia l'incarico, evidentemente pensando ad altro. Osserviamo la parabola di Errani, le ambiguità dei presidenti di regione, la conflittualità dei Comuni, la gigantiasi delle burocrazie. Pensiamo alle famiglie che convivono col dolore di un lutto, agli anziani che hanno visto seccarsi le loro radici, ai giovani che non torneranno più, agli allevatori cui il gelo dello scorso inverno ha ucciso il bestiame e mai come oggi ci sentiamo marchigiani. Con rabbia, con impotenza, ma con immenso rispetto per questo popolo, per questa moltitudine di uomini e di donne che molto hanno subito e che troppo continuano a subire. Onore a loro, dunque, alla loro schiena dritta e alla loro, straordinaria, capacità di sopportazione.