Non è strano che in una nazione intimamente incline alla corruzione, storicamente refrattaria ai principi di merito e responsabilità individuale, da sempre dedita al consociativismo pur se divisa in bande, mafie e camarille, con uno Stato tradizionalmente fragile e perciò disprezzato, non è strano che in questa nostra malandata Italia fioriscano anche personaggi come il capitano Ultimo. Sono gli anticorpi al dilagante cinismo, rappresentano la reazione di pochi al malaffare di molti. Ma rappresentano anche una devianza, perché quel loro sentirsi incarnazione del Bene contro il Male, di Davide contro Golia, li può indurre a confondere gli obiettivi e a forzare le regole pur di giungere allo scopo. Chi ha comandato l’attuale colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, che quand’era capitano col nome di battaglia Ultimo arrestò il capo mafioso Totò Riina sotto la guida dell’ottimo Mario Mori, lo descrive così: «Profondamente onesto, personalità fortissima, timido, ma se attaccato reagisce con forza, sognatore, impulsivo».

Impulsiva è stata senz’altro la sua reazione all’accusa di essere un esaltato mossagli dal magistrato modenese Lucia Musti. Quel suo contrapporsi ai “politici” e alle “lobby”, quel suo riconoscersi al servizio esclusivo non dello Stato ma “del popolo” mal si addice a chi indossa una divisa e suona tanto come un proclama politico. Non è la prima volta che accade. Ai tempi di Mani Pulite i giudici del pool milanese vissero una parabola analoga e lo stesso è capitato a più d’un magistrato antimafia e a qualche uomo in divisa. Vale anche per il pm inizialmente impegnato sull’inchiesta Consip, Henry John Woodcock, da cui dipendeva il capitano dei carabinieri del Noe Scafarto, come lui accusato di aver falsificato le prove pur di dare concretezza e clamore alle proprie indagini. Indagini che nella testa del pm e degli ufficiali di polizia giudiziaria di cui si serviva avrebbero dovuto inesorabilmente portare all’incriminazione di Matteo Renzi. Che si tratti di un “complotto” e che vi sia stato un qualche “regista” è materia di fede. Ma, ad oggi, non risultano elementi concreti per crederlo. Più facile, ad oggi, credere al fattore umano. Ad un’esasperata interpretazione del desiderio di giustizia, ad un surplus di idealismo, ad un sentirsi soli, in trincea, contro tutto e contro tutti. L’ex comandante di Ultimo aggiunge un elemento illuminante: «Quelli come De Caprio hanno bisogno di qualcuno che li sostenga, ne temperi gli eccessi e li guidi». Hanno bisogno di un capo. Nel 1989, la riforma della giustizia liberò i pm dai condizionamenti dei capi delle procure. Non risulta però che analoga, sciagurata, riforma sia toccata in sorte anche all’Arma dei carabinieri. PS I passi falsi della procura di Napoli, del Noe e fors’anche del colonnello De Caprio non autorizzano a ritenere che l’intera inchiesta Consip scoppierà come una bolla di sapone. Ora se ne occupa la procura di Roma: c’è già stata una condanna, altre seguiranno.