NEGLI ANNI ’50, l’allora presidente egiziano Nasser disse che «se il nazionalismo arabo fallisce i popoli arabi potranno sperare solo nell’Islam». Ne abbiamo avuto conferma osservando come il rovesciamento dei regimi baathisti, in quanto tali sostanzialmente nazionalisti, di Saddam in Iraq e di Assad in Siria, abbia spianato la strada all’estremismo dell’Isis e alla nascita del Califfato islamico. Fanatismi, certo. Ma di largo consumo, perché, come osservò con raro piglio autocritico il presidente tunisino Burghiba, «gli arabi sono più esposti degli altri al fanatismo». In realtà, a essere più esposto al fanatismo è l’Islam in quanto tale, e nell’Islam il più “esposto” è il ceppo salafita (letteralmente: «Ritorno all’Islam degli antenati»). Salafiti erano i terroristi di Barcellona, salafite sono le 50 moschee e gli innumerevoli centri di preghiera islamici di Catalogna, salafita è l’Arabia Saudita: principale finanziatore del terrorismo islamico. Continuare ad avere rapporti ordinari con i sauditi significa rendersi complici delle stragi. 

UNA COMPLICITÀ profumatamente pagata a suon di petrodollari. Lo fanno gli Stati Uniti, lo fa la Francia, lo fa l’Italia... Così fan tutti i capi di Stato e di governo d’Occidente. Speriamo lo facciano in malafede. Così non fosse sarebbe ancora più preoccupante. Sarebbe preoccupante come preoccupante ci appare la leggerezza con cui si continua a parlare di accoglienza dei migranti. Un’indagine del Pew Research Center statunitense ci informa che al 2070 nel mondo ci saranno più musulmani che cristiani. La ricerca stima anche che, tra procreazione e immigrazione, nel 2050 i musulmani residenti in Italia passeranno dal 3,7% al 9,5% della popolazione. Uno studio un po’ meno recente del medesimo istituto ci ha informati che i musulmani residenti in Europa non sono meno rispettosi della legge islamica dei loro correligionari rimasti nei paesi di origine: la maggioranza vuole la donna succube dell’uomo e le leggi dello Stato succubi della Legge di Dio, la famigerata Sharia. Curioso notare come buona parte di coloro che predicano il multiculturalismo spieghi che se l’Italia non è stata ancora colpita dal terrorismo è anche perché siamo un Paese di immigrazione recente. Vero. È statisticamente provato che il terrorismo attrae soprattutto i giovani immigrati di seconda o terza generazione. Ma se questo è vero, e se sono vere le stime del Pew Center, significa che è solo questione di tempo: avanti di questo passo avremo anche noi le nostre banlieue, avremo un numero crescente di giovani musulmani inclini a sublimare la frustrazione annullandosi nell’ideologia jihadista e avremo di conseguenza quegli attentati che non abbiamo ancora avuto. Ma che volete che sia, quel che conta è sentirsi in pace col mondo.