Roma, 12 ottobre 2017 - Sarà che l'interesse dei fondi di investimento è stata superiore a ogni aspettative, sarà sempre più aziende accettano pagamenti in criptovaluta, sarà la speculazione. Fatto sta che i Bitcoin hanno ricominciato a galoppare furiosamente, frantumando un altro record e sfondando il muro dei 5mila dollari. Con prezzi sui 5.300 dollari la capitalizzazione complessiva della regina delle criptovalute arriva a sfiorare il 90 miliardi di dollari. (quotazione in tempo reale https://www.coindesk.com/price/). La moneta virtuale rappresenta  per molti investitori un 'bene rifugio' ed è utilizzata dai trader come strumento di hedging quando la valuta del Paese di appartenenza è in calo.

Ma l'interesse si sta allargando anche agli stati. Se c'è chi la combatte, come la Cina e la Russia, per arginare la fuga di capitali all'estero. Altri paesi stanno immaginando di creare una propria valuta virtuale di stato. E c'è chi ha iniziato a farsi pagare le tasse in Bitcoin. Si tratta della Svezia, dove il fisco ha riscosso in  criptovaluta l'ammontare dovuto da un'azienda. Nello specifico, la Swedish Enforcement Authority ha ricevuto 0,6  bitcoin, pari a circa 2600 euro. Il gettito virtuale riscosso dal fisco verrà ora venduta al migliore offerente tramite asta online. 

Questa operazione potrebbe aprire la strada sia a privati che ad aziende per pagare le tasse in criptovalute, una rivoluzione epocale. Tra l'altro, proprio il Paese scandinavo sta conducendo test per mettere il sistema del catasto in una blockchain, la tecnologia di Bitcoin. Il piano è quello di mettere le operazioni immobiliari sul blockchain una volta che l’acquirente e il venditore si accordano su un affare, e il contratto è fatto. Da qui tutte le parti coinvolte nelle operazioni – le banche, il governo, intermediari, acquirenti e venditori – sono in grado di monitorare lo stato di avanzamento della transazione una volta completato. Con enormi risparmi di tempo.