Roma, 28 dicembre 2018 - Due anni di blocco della rivalutazione delle pensioni per l’inflazione zero, ma dal prossimo primo gennaio, invece, assegni e trattamenti tornano a essere aumentati. L’incremento è modesto, dell’1,1 per cento, ma almeno c’è e si tradurrà in un rialzo oscillante tra 140 e 300 euro annui per pensioni comprese tra 1.000 e 4.500 euro lordi mensili. E un po’ di beneficio arriva anche per le pensioni minime e l’assegno sociale, che cresceranno a 507,4 euro e a 453 euro mensili.

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A INDICARE la percentuale-chiave per stabilire i rialzi delle pensioni, correlati alle variazioni del costo della vita, è un decreto specifico del Ministero dell’Economia: il provvedimento da un lato determina il tasso di incremento definitivo relativo al 2017 rispetto al 2016 (che si conferma a livello zero) e, dall’altro, stabilisce, come previsione, quello da utilizzare nel 2018 rispetto al 2017. Ebbene, il dato di riferimento è in quest’ultimo caso pari a 1,1 per cento. Ma il ritocco non sarà uguale per tutti, perché la legge del 2013 fissa aumenti percentuali differenti a seconda della fascia di pensione percepita. E così l’adeguamento all’inflazione è pieno solo per gli assegni fino a 3 volte il cosiddetto trattamento minimo Inps (in sostanza, fino a 1.505 euro mensili); al 95% per quelli da tre a quattro volte il minimo (da 1.505 a 2.007 euro); al 75% per quelli da quattro volte a cinque volte il minimo (da 2.007 a 2.509 euro); al 50% per quelli da cinque a sei volte il minimo (da 2.509 a 3.011 euro) e al 45% per i trattamenti complessivi superiori a 6 volte il trattamento minimo (oltre 3.011 euro).

IN PRATICA , per tradurre in concreto le percentuali, si può aggiungere che per assegni di 1.000 euro mensili l’aumento sarà di circa 140 euro annui, 11 euro mensili. Per pensioni da 1.500 euro l’incremento arriverà a 215 euro l’anno, circa 16 euro mensili. Per chi percepisce un trattamento da 4.500 euro la somma in più raggiungerà i 300 euro l’anno, circa 23 euro mensili. Ma la partita della rivalutazione 2018, però, non si chiude a questo punto. Nel corso dell’anno e, anzi, tra febbraio e marzo, l’Inps provvederà anche a recuperare l’aumento attribuito in più nel 2015 rispetto al 2014. Si tratterà di recuperare lo 0,1 per cento. Una somma una tantum di circa 16-20 euro per chi percepisce pensioni lorde mensili che variano tra 1.400 e 3.000 euro e che doveva essere «ripresa» fin dagli anni passati, ma il cui recupero è stato di volta in volta spostato in avanti. Salvo che quest’anno non c’è stata una nuova proroga e, dunque, l’Istituto di via Viro il Grande passerà a riscuotere.

CERTO è che dal 2019 cambierà di nuovo il meccanismo di adeguamento delle pensioni all’inflazione. Si tornerà al passato. Il recupero sarà pieno per la quota di pensione entro le tre volte il minimo per tutti, anche per chi oggi sta sopra quella soglia, con un beneficio principalmente per gli assegni più elevati.