Roma, 22 novembre 2017 - Il cantiere pensioni si chiude, almeno per il momento e fatta salva la verifica parlamentare, con un ulteriore allargamento dell’Ape social, uno sconto contributivo aggiuntivo per le lavoratrici con figli e un impegno programmatico per i giovani. Un surplus di proposte – 12 punti – che, però, ugualmente non basta a convincere la Cgil a essere della partita. Il niet di Susanna Camusso arriva secco al termine dell’ultimo summit con il governo: «Soluzioni insufficienti, altro che 300 milioni, sono solo 63. È un’occasione persa: ora serve una mobilitazione». Ma, al contrario, i vertici della Cisl si pronunciano a favore del pacchetto («Un buon lavoro, non crediamo a Babbo Natale»), mentre su una posizione intermedia si schiera la Uil.
L’unità sindacale va in frantumi sulla previdenza, ma il premier Paolo Gentiloni, spalleggiato da Renzi, non sembra stracciarsi le vesti più di tanto e si mostra pronto a portare il risultato del confronto al Senato sotto forma di emendamenti alla legge di Bilancio. «Si tratta di un pacchetto rilevante e sostenibile e più sostegno ha dalle forze sindacali più è blindato in Parlamento». 
 
Ma vediamo, in sintesi, la composizione finale del pacchetto pensioni. Innanzitutto rimane fermo l’aumento dell’età pensionabile e degli altri requisiti contributivi di 5 mesi dal 2019, da 66 anni e 7 mesi a quota 67 e da 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne a 43 anni e 3 mesi e 42 anni e 3 mesi. Fissato questo punto, però, vengono esentati dall’innalzamento sia per la pensione di vecchiaia sia per la pensione anticipata 15 categorie di lavoratori ‘gravosi’: oltre le 11 dell’Ape social, anche operai e braccianti agricoli; marittimi; addetti alla pesca; siderurgici di prima (e questa è l’unità novità) e seconda fusione e lavoratori del vetro. Per l’esenzione è necessario aver svolto attività gravose da almeno 7 anni nei 10 precedenti ed avere almeno 30 anni di contributi. Ma per verificare la fattibilità di una ulteriore differenziazione dell’età pensionabile in relazione al lavoro svolto verrà istituita una Commissione tecnica di studio.
Il governo punta comunque a una revisione «strutturale», per tutti, del meccanismo di calcolo della speranza di vita a cui si adegua l’età di pensione: dal 2021 si potrebbe considerare non solo la media del biennio confrontato con il precedente (non più lo scarto secco tra un anno e un altro) ma anche fissare un «limite massimo di tre mesi» per ogni futuro rialzo.
 
Viene istituito, poi, un fondo ad hoc dei risparmi di spesa, con l’obiettivo di consentire la proroga e la messa a regime dell’Ape social, la cui sperimentazione scade nel 2018. E dello strumento potranno usufruire non solo le 11 categorie originarie ma anche le 4 nuove. Non solo: viene allargato fino a un massimo di un anno per ogni figlio, entro il limite massimo di due anni, lo sconto sui requisiti di accesso all’Ape social per le lavoratrici con figli (al momento è prevista la riduzione di sei mesi per ogni figlio, sempre fino al massimo di due anni).