Roma, 21 marzo 2017 - IL GOVERNO mette una tagliola sulla possibilità di ricorrere all’Ape sociale e all’uscita anticipata per i precoci per il 2017. Ci saranno solo 60 giorni per fare la domanda, in una finestra compresa tra il primo maggio e il 30 giugno. Dopo, se ne riparlerà nel 2018. Una doccia fredda – che si aggiunge al rischio flop per l’Ape volontaria per i costi elevati – di fronte alla quale si sono ritrovati i sindacalisti al ministero del Lavoro per il summit sull’attuazione del pacchetto previdenza della legge di Bilancio. 
 
I DECRETI per dare il via operativo alle misure sulla flessibilità pensionistica non sono ancora pronti e sono molteplici le partite aperte sulle quali i sindacati chiedono di vederci chiaro. In primo piano, proprio la novità della finestra per l’Ape gratuita. Questa può essere chiesta in via sperimentale dal primo maggio 2017 al 31 dicembre 2018 da soggetti in condizioni di disagio (disoccupati che abbiano esaurito la disoccupazione da almeno tre mesi, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità, dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa un lavoro gravoso) che abbiano almeno 63 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva (36 anni per coloro che svolgono attività difficoltose o rischiose).

Le categorie di lavoratori che potranno chiedere l’Ape sociale sono, tra gli altri, gli operai dell’edilizia, i conduttori di gru, di mezzi pesanti e convogli ferroviari, insegnanti di scuola dell’infanzia, infermieri organizzati in turni. L’indennità, corrisposta per 12 mesi l’anno, è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione, ma non può superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro e non è soggetta a rivalutazione. Il primo problema, però, riguarda la finestra per fare domanda: entro fine giugno per il 2017, entro marzo per il 2018. Troppe rigidità per i sindacati che chiedono criteri meno restrittivi sia sulla data limite per le domande sia sulla continuità dei contributi versati per l’Ape per i lavori gravosi. Invece degli ultimi sei anni continuativi impegnati in questi lavori (su 36 complessivi) si chiede di neutralizzare gli eventuali periodi di disoccupazione che dovessero essere intervenuti in questi sei anni (accade spesso per i lavoratori edili). 
 
L’INTENTO del governo, però, è evidente: frenare la corsa a uno strumento senza costi per il lavoratore, per il quale si ipotizza una valanga di richieste, almeno 35.000. Le perplessità del sindacato, però, non mancano anche per l’Ape volontario. Il governo ha confermato il calcolo sulla rata del prestito annunciato nei mesi scorsi pari al 4,5-4,7% per ogni anno di anticipo ma su una media di importo dell’85% della pensione (nel caso di tre anni di anticipo) e solo per 12 mesi (mentre la rata sulla pensione si paga su 13 mesi e per 20 anni). Secondo i calcoli diffusi dopo il varo del provvedimento alla fine dell’anno scorso, a fronte di un anticipo complessivo per tre anni di circa 39.300 euro se ne restituirebbero in 20 anni oltre 54.000 (208 euro netti di rata al mese su una pensione di 1.286 euro ma per 13 mesi).