Roma, 4 novembre 2017 - C’è stato chi ha contato fino a dodici vie di uscita dal lavoro verso la pensione che costituiscono eccezioni, deroghe o canali alternativi rispetto alle forme di pensionamento standard sia di vecchiaia sia anticipata. E, di certo, se si mettono in conto anche le formule ormai superate o limitate, si arriva a superare la cifra indicata. Per esempio, l’opzione donna, l’ottava salvaguardia per gli esodati, le deroghe della riforma Fornero per i nati nel 1952, fino al mai decollato pensionamento part-time.

Fuori di questi casi, però, troviamo almeno sei vie più o meno strutturate che permettono di lasciare in anticipo il lavoro: dalle differenti versioni dell’Ape all’anticipo per i precoci, fino alle agevolazioni per i lavori usuranti e al cumulo gratuito.
 

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1 - APE AZIENDALE

Il fallimento o quasi della formula della cosiddetta iso-pensione introdotta dalla legge Fornero (prevede la possibilità che l’azienda paghi per quattro anni assegno e contributi di chi va via) ha aperto le porte all’Ape aziendale. In caso di crisi o di ristrutturazione, i datori di lavoro possono sostenere gli oneri del prestito-ponte come previsto dall’Ape volontario permettendo l’uscita anticipata del lavoratore. L’azienda può sostenere anche l’onere della contribuzione per gli anni che mancano al pensionamento ordinario, per far sì che questo sia più ricco come importo.

2 - APE VOLONTARIO

E’ lo strumento, che dovrebbe finalmente diventare operativo entro gennaio prossimo, che permette di anticipare l’uscita dal lavoro fino a 3 anni e 7 mesi prima dell’età pensionabile. Si basa su un prestito bancario assicurato con rimborso ventennale che scatta con la pensione ordinaria. L’intervento è sperimentale per due anni, fino al 31 dicembre 2018, anche se dovrebbe essere prorogato al 2019. L’onere a carico di chi sceglie questa via è circa il 5% della pensione per ogni anno di anticipo, fino a 20 circa. Per l’accesso bisogna avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contribuzione.  

3 - APE SOCIAL

E’ una prestazione assistenziale gratuita, prevista per il biennio 2017-2018 ma in via di estensione al 2019, che consente, dai 63 anni di età, di anticipare l’uscita dal lavoro o di ottenere un sussidio-ponte fino alla conquista della pensione. Possono chiederla disoccupati, chi assiste familiari disabili, persone con invalidità almeno al 74% e chi svolge attività gravose: operai edili, conciatori, macchinisti e personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti, infermiere e ostetriche turniste, badanti, maestre d’asilo, facchini, addetti alle pulizie, operatori ecologici. 

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4 - PRECOCI

Possono andare in pensione anticipata, con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica, i lavoratori precoci: coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni per almeno 12 mesi. Possibilità prevista per disoccupati, chi assiste familiari disabili, persone con invalidità almeno al 74%, chi svolge attività usuranti o gravose: operai edili, autisti di gru e macchine edili, conciatori, macchinisti e personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti e camion, infermiere e ostetriche ospedaliere turniste, badanti, maestre d’asilo, facchini, addetti ai servizi di pulizia, operatori ecologici.

5 - LAVORI USURANTI

Anche gli addetti alle cosiddette mansioni usuranti o che svolgono lavoro notturno possono uscire con requisiti ridotti. Nello specifico dal 2017 la pensione può essere ottenuta con 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e il contestuale perfezionamento della quota 97,6 (somma di età e contributi). Fino al 2026 per loro non vale l’aumento dell’aspettativa di vita. Sono esempi di mansioni usuranti i lavori in galleria o miniera; lavori ad alte temperature; lavorazione del vetro cavo; lavori svolti dai palombari; lavori espletati in spazi ristretti; quelli svolti alla cosiddetta linea-catena.

6 - CUMULO GRATUITO

Il 2017 è l’anno del cumulo gratuito dei contributi, un’alternativa a costo zero rispetto alla ricongiunzione perandare in pensione più agevolmente nei casi di carriere discontinue o di versamenti in più gestioni. Dallo scorso primo gennaio è possibile sommare la contribuzione mista per ottenere quella pensione che, per altra via, non si potrebbe avere. Lo strumento permette di cumulare i periodi assicurativi accreditati presso diverse gestioni, senza oneri a suo carico, per il riconoscimento di un’unica pensione calcolata sulla base delle regole di ciascun fondo.