Roma, 5 luglio 2017 - Gli immigrati sono fondamentali per la tenuta del nostro sistema di protezione sociale: la chiusura delle frontiere per 22 anni comporterebbe un saldo negativo per l’Inps di 38 miliardi. Parole del presidente Tito Boeri, che sottolinea come gli immigrati offrano "un contributo importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale, ancor più nei prossimi decenni" man mano cioè che si riducono le generazioni dei giovani italiani che entrano nel mercato, compensando il calo delle nascite nel nostro Paese. La chiusura delle frontiere significherebbe, continua Boeri, 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 di prestazioni sociali agli immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per l’Inps. "La simulazione – illustra ancora – è fatta su una riduzione media annua di 80mila persone per 22 anni. Molti immigrati che cominciano a lavorare oggi in Italia raggiungerebbero l’età per la pensione intorno al 2060, oltre l’orizzonte della simulazione, ma la otterrebbero sulla base del calcolo contributivo. Molti poi lasciano il Paese prima di maturare i requisiti contributivi minimi e anche quando ne avevano diritto in passato spesso non hanno chiesto il pagamento della pensione, regalando i contributi". Un regalo che secondo l’Inps vale circa un punto di Pil.

SFATATO UN FALSO MITO

di ALESSANDRO FARRUGGIA

SECONDO uno studio dell’Ocse (Thomas Liebig e Jeffrey Mo, 2013) i migranti non hanno portato né sottratto ricchezza. Lo studio relativo ai paesi Ocse – i paesi sviluppati, Usa, Canada e Australia compresi – ha mostrato come l’effetto cumulativo delle ondate migratorie che si sono succedute negli ultimi 50 anni nei paesi sviluppati ha avuto un effetto vicino alla zero, oscillando tra un -0,5 e un +0,5% del Pil. In alcuni paesi, ad esempio la Svizzera e il Lussemburgo, l’impatto è stato positivo del 2%, in altri negativo. "Gli immigrati – scrive l’Ocse in uno studio del 2014 – non sono un peso, ma neppure una panacea". In Italia fare una analisi puntuale è particolarmente difficile, anche perché le ondate migratorie recenti hanno un’alta percentuale di migranti economici irregolari, che pur lavorando sono non di rado impiegati in nero e con stipendi bassi, che sfuggono o contribuiscono poco a fisco e previdenza. Secondo la Fondazione Leone Moressa, che ha pubblicato recentemente uno studio, gli oltre 5 milioni di immigrati regolari presenti nel nostro Paese all’inizio del 2016 hanno 2,35 milioni di occupati e hanno contribuito per oltre 123 miliardi al valore aggiunto del sistema-Italia versando imposte per 6 miliardi e 10,9 miliardi di contributi per un totale incassato dal fisco che sfiora i 17 miliardi. I ricercatori della Fondazione Moressa stimano che "il costo degli stranieri sia inferiore al 2% della spesa pubblica".

La Fondazione Moressa parla di 14,7 miliardi di euro nel 2014. Ma dato che la spesa pubblica ammonta attorno agli 800 milioni di euro, sarebbe qualcosa in più, 16 miliardi di euro: quasi quanto versano di tasse e contributi pensionistici. Ma vediamo nel dettaglio. Quello che è certo è che i costi per l’accoglienza sono in continua crescita. "In base ai dati attuali – è scritto nel Def – le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori non accompagnati sono, al netto dei contributi dell’Ue, pari a 3,6 miliardi (0,22 per cento del Pil) nel 2016 e sono previste pari a 4,2 miliardi (0,25 per cento del Pil) nel 2017, in uno scenario stazionario", che gli aumenti degli arrivi nel 2017 non sembrano confermare. Anzi. E così al Viminale la stima realistica che circola è attorno ai 4,6 miliardi di euro per il 2017.

A questi bisogna aggiungere i costi per l’assistenza sanitaria, circa 4 miliardi tra assistenza e somministrazione farmaci, 2 miliardi di euro per i costi relativi ai detenuti stranieri (che sono il 35% del totale), e 3 miliardi di prestazioni pensionistiche (gli extracomunitari pensionati sono circa 71mila e i comunitari dell’Europa dell’Est circa 25mila, quindi 100mila in totale a fronte di 16 milioni di pensionati). A questo bisogna aggiungere che un parte dei guadagni degli immigrati esce dal circolo della ricchezza nazionale e finisce all’estero. Secondo Bankitalia 2015 gli stranieri hanno inviato nei loro Paesi d’origine per canali ufficiali 5 miliardi e 251 milioni di euro. Alle rimesse ufficiali vanno aggiunte quelle per canali paralleli, che, per il solo 2015, vengono stimate a circa 700 milioni di euro.

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