Taranto, 7 ottobre 2017 - Sciopero di 24 ore all'Ilva, ora in amministrazione straordinaria ma in procinto di passare alla nuova società Am Investco Italy, formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia. I lavoratori di Taranto e degli altri stabilimenti del gruppo siderurgico si fermeranno lunedì prossimo per protestare contro il piano industriale che prevede 4mila esuberi (di cui 3.300 a Taranto). 

Anche se i numeri erano già noti i sindacati sono sul piede di guerra anche per le condizioni che dovranno essere accettate dai 10mila che passeranno alle dipendenze di Am InvestCo: i lavoratori perderanno le garanzia dell'art.18 perché saranno riassunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act e non ci sarà alcuna "continuità rispetto al rapporto di lavoro" precedente "neanche in relazione al trattamento economico e all'anzianità". 

Ieri il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, ha assicurato che "non ci sarà alcun licenziamento", ma oggi i sindacati sono tornati a ribadire il no. "Credo sia una base di confronto non accettabile - dice il segretario confederale della Cgil, Maurizio Landini -. Ne va della serietà di un progetto industriale. Non si può pensare che un progetto industriale regga se si riducono i diritti delle persone che vi lavorano e non si garantisce l'occupazione per tutti". "La riduzione dell'occupazione negli stabilimenti Ilva è inaccettabile ed è insostenibile, innanzitutto dal punto di vista sociale e, inoltre, dal punto di vista economico", gli fa eco il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo.

"Non stiamo sulla luna e sapevamo bene, e da tempo, che il riassetto dell'Ilva avrebbe determinato degli esuberi sui quali comunque trattare per trovare tutte le garanzie possibili e i percorsi di gestione, ma quello che reputiamo una pugnalata sono le condizioni con cui Am Investco propone le assunzioni", dichiarano in una conferenza stampa congiunta, Valerio D'Alò della Fim Cisl, Giuseppe Romano della Fiom Cgil, Antonio Talò della Uilm e Franco Rizzo dell'Usb di Taranto.

Lo sciopero di lunedì prossimo, in concomitanza con l'avvio della trattativa sull'occupazione al Mise, è il terzo in cinque mesi dei lavoratori dell'Ilva.