Roma, 17 settembre 2017 - Per il momento è ancora lontana dallo scardinare il trono della regina, ma c’è un’altra criptovaluta che nell’ultimo anno ha galoppato quanto se non più dei bitcoin: Ethereum. Sviluppata nel 2014 dal programmatore russo Vitalik Buterin è arrivata a ad avere 25 miliardi di capitalizzazione (contro i 60 dei bitcoin) per 95mila pezzi in circolazione.

Ethereum,qui il valore in tempo reale

La quotazione attuale della seconda criptovaluta più diffusa al mondo è 245 dollari ma ciò che ha colpito è stato il boom che da gennaio, quando valeva 10 dollari, l’ha portata a sfiorare i 400 ad agosto. Nell’ultimo mese ha ripiegato, così come i bitcoin, principalmente a causa della stretta cinese sulle criptovaluta, ma negli ultimi giorni sta rialzando al testa e molti analisti scommettono che sia di Ethereum, piuttosto che di Bitcoin, il futuro scettro del settore. Difficile dirlo, vista l’altissima volatilità e la totale assenza di regole del mondo delle valute virtuali.

Una cosa è certa, le possibilità offerte da Ethereum sono infinite. Per un motivo semplice: la sua piattaforma distribuita (basata sempre sul meccanismo della blockchain - ovvero del 'libro mastro' di tutte le transazioni - come bitcoin) non consente solo scambi di valore monetario, ma anche la creazione di smart contract, cioè contratti intelligenti. La criptomoneta, in realtà si chiama Ether, ma il termine Ethereum è spesso utilizzato anche per indicare la valuta virtuale.

Ma  che cosa sono gli smart contract? Software che facilitano, verificano e fanno rispettare la negoziazione e la validità dei contratti stipulati per scambiare denaro, azioni, contenuti o qualsiasi cosa. Una volta che lo smart contract viene avviato, questo viene eseguito sulla blockchain esattamente come è stato programmato, senza nessuna possibilità di interferenza di terzi (frodi) o degli stessi contraenti.

Anche qui non c’è nessuna autorità che ne gestisca il controllo, tutto è lasciato in mano agli utilizzatori. Ma il meccanismo degli smart contract permette di lasciare traccia di tutti i risultati ottenuti nella blockchai della valuta. È, quindi, più trasparente rispetto a Bitcoin ma, consentendo di portare avanti accordi che esulano dalle legislazioni di qualsiasi Paese, anche Ethereum non è immune dalla diffusione di scambi e commerci illegali.

Proprio l’applicabilità ad ambiti potenzialmente infiniti, fa di Ethereum la criptovaluta preferita delle big corporation. Microsoft, Mastercard, Cisco, Jp Morgan e decine di altre stanno aderendo a Enterprise Ethereum Alliance: un’iniziativa non-profit che intende promuovere lo sviluppo di soluzioni tecnologiche basate su Ethereum.