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Napolitano sulla crisi:
"E' dura, austerity unica via"

"Ma pensare anche alla crescita
e all’occupazione giovanile"

Il presidente della Repubblica lancia un messaggio: le politiche sono state imposte da una situazione molto delicata di crisi dei debiti sovrani

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Ansa)
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Ansa)

Roma, 20 marzo 2012  - “Bisogna proseguire su questa strada: non c’è possibilità di uscire dal sentiero più virtuoso e responsabile che abbiamo imboccato”, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo a una domanda sulle politiche di austerity scelte dall’Europa per fronteggiare la crisi, nel corso della conferenza stampa con il presidente maltese George Abela.
 

Napolitano ha ricordato l’accordo sul fiscal compact firmato a livello europeo il primo marzo scorso. Con quell’accordo “ci impegnamo ad avere anche nella Costituzione il pareggio di bilancio. Non possiamo - ha aggiunto - che continuare su questa strada, ma sappiamo che i tagli alla spesa pubblica hanno conseguenze recessive sull’economia e quindi dobbiamo porci il problema delle politiche per la crescita e soprattutto per l’occupazione dei giovani”.

“Le misure che vengono definite di austerity - ha sottolineato Napolitano - sono state imposte da una situazione molto delicata di crisi dei debiti sovrani. Se pensiamo alla crisi finanziaria mondiale e alle ricadute sull’economia europea dobbiamo cogliere cause e dimensioni molteplici, non solo quelle relative al debito, ma di certo questo è diventato il punto dolente, di emergenza, sia per chi ha accumulato stock pesanti come l’Italia, che per chi di recente ha dovuto far fronte alla crisi del 2008”.

Il capo dello Stato ha sottolineato molto il peso di un “debito pubblico senza precedenti” e ha definito “ineludibile” le misure per ridurlo. Naturalmente, ha aggiunto, si dice austerity perché si tratta di politiche che “comportano tagli alla spesa pubblica e riforme non prive di conseguenze delicate, come quella sulle pensioni”. Ma non c’è altra strada, è il ragionamento del capo dello Stato. Va da sè che “queste politiche richiedono anche uno sviluppo conseguente del mercato pubblico europeo”, una prospettiva di cui Monti è stato tra “i più convinti sostenitori anche quando era presidente della Commissione europea”.

2012 ANNO NERO  - “Il 2012 già è e sarà un anno difficile per la nostra economia, chi più, chi meno”, continua il capo dello Stato parlando delle prospettive economiche dell’Europa. “Siamo lieti che sarà un anno meno difficile per l’economia maltese di quanto lo sarà per l’economia italiana”, ha aggiunto il capo dello Stato.


IL NODO IMMIGRAZIONE - Sul fronte della “politica comune europea in materia di immigrazione c’è ritardo, incertezza, divergenze. Bisogna cercare di superare questo relativo stallo”.
È l’appello di Giorgio Napolitano lanciato al termine del bilaterale con il presidente della Repubblica di Malta, George Abela, oggi al Quirinale.

“Con Malta dobbiamo impegnarci in sede comunitaria”, ha aggiunto il presidente della Repubblica.
“Siamo entrambi esposti”, ha continuato Napolitano in riferimento ai flussi di immigrazione provenienti dal Sud del Mediterraneo, che coinvolgono sia l’Italia che Malta. “Non dobbiamo rimbalzarci i problemi tra Italia e Malta - ha specificato - serve collaborazione tra noi e i paesi di provenienza. Dobbiamo essere fermi nel sollecitare una politica comune europea”.


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