È MAI STATO giovane Andrea Camilleri? Naturalmente sì, ma allora faceva altri lavori, non veniva fotografato se non per caso, lavorava a teatro: fu il primo a portare Beckett in Italia mettendo in scena “Finale di partita” nel 1958: aveva 33 anni. Di lui poco meno che ventenne si sa che andò in un collegio vescovile, ma fu espulso per aver lanciato uova contro il Crocifisso; al liceo classico di Agrigento ottiene la maturità senza fare esami, perché sia per i bombardamenti - era il 1943 - sia per l’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate, le autorità chiusero le scuole e considerarono valido il solo secondo trimestre. Poi fa tante altre cose, televisione (in Rai partecipa a un concorso nel ’54 ma non viene assunto perché, dice lui, comunista), sempre teatro, cinema (diventa titolare della cattedra di regia all’Accademia di Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, insegna al Centro Sperimentale di Cinematografia). Era giovane ma nessuno lo sapeva.

POI - PER NOI - di colpo diventa vecchio. Oddio vecchio, solo settantenne. Però già con la mezza pelata bianca, la pappagorgia e la pipa da nonno. Scriveva ma non aveva un gran successo e veniva molto criticato, fino a che un giorno scovò ammucciatu fra i suoi pensieri un commissario, tale Montalbano fu, di poche parole e quelle poche spesso incomprensibili, in siciliano stretto, area sud est, tanticchia difficile macari, ma suggerisce l’autore, si tratta «di seguire il flusso di un suono dove invece delle note si adoperano parole». Ma ancora chi l’aveva mai visto in faccia? Finché arriva il giorno in cui Maurizio Costanzo lo presenta alla sua platea, chiede di comprare il suo libro (“Il ladro di merendine”) e promette di restituire i soldi se non fosse piaciuto. “Appaio, dunque sono” vale per tutti, dunque anche per chi “è sempre stato” senza apparire.

È NATO il fenomeno Camilleri. Oltre 30 milioni di copie vendute, tradotto in tutto il mondo, appena esce un titolo scompiglia la testa delle classifiche. Nonostante il siciliano stretto vende più al Nord che al Sud, sull’età non ci sono distinzioni: giovani e vecchi, lo leggono tutti. Lo fanno ricco, lo fa ricco la tv con “Il commissario Montalbano”. Interpretato da un suo ex allievo all’Accademia, Luca Zingaretti, diverso dal poliziotto immaginato dall’autore, ma azzeccatissimo e ormai completamente sovrapposto al personaggio, come lo furono Gino Cervi con Maigret o Buazzelli con Nero Wolfe. Ascolti paragonabili solo ai pilastri dell’audience della tv italiana, le partite della Nazionale di calcio e Sanremo; e in replica il successo si ripete ogni volta, per ognuno dei 150 passaggi omplessivi in Rai. «Non mi facevo capace di avere una tale fantasia per la lunga serialità. Però ci sono riuscito». Sbuffa fumo di sigaretta dalle sue labbra e conferma: «Montalbano è un monumento che se ne sta lì, ancora destinato a crescere per qualche anno. Terminerà quando finirò io».

IL 6 SETTEMBRE Camilleri compie gli anni, anni da vecchio vecchio: 90. Lo festeggia con affetto la sua storica casa editrice Sellerio (agli inizi rifiutato da 14 editori) che fa uscire per l’occasione, in tiratura limitata, “I sogni di Camilleri”, dove sono raccolti i brani in cui sognano i personaggi di tutti i libri dello scrittore - un catalogo che sfiora i cento titoli - e un volume celebrativo. Auguri, giovane vecchio.