LETTO E COTTO. O letto e mangiato… È l’epoca dei libri di cucina, più di mille titoli all’anno dal 2012 a oggi, un vero e proprio successo del cibo sulla ribalta mediatica. I cuochi (scusate: gli chef…) vanno forte sia in Tv che in libreria. Ma tutto questo scrivere di pasta, carni, verdure, pesci e dolci, salse e vini, aiuta a mangiar meglio? Forse no, comunque si spera. Intanto, se ne parla. Spesso a sproposito. Di certo, il cibo è vita (il bel tema dell’Expo di Milano) ma anche ambiente, cultura, storia, economia, scienza, comunità. E così vale la pena lasciar perdere il gioco delle ricette da leggere e cercare invece di affidarsi ai racconti di cibo come civiltà. Parlando un po’ di storia.

“Perfino Catone scriveva ricette”, sostiene Eva Cantarella, straordinaria studiosa dell’antichità greca e romana, parlando, per Feltrinelli, di abitudini familiari e banchetti, giochi e sport, politica e intrighi, tempi dell’otium e del negotium, tutt’attorno alle tavole ben imbandite: ecco “la cucina light di Apicio” e “i peccati di gola di Cicerone” tra sardine sott’olio e salamini lucani, ma anche i miti della fertilità legati alla terra e all’agricoltura, la misura del cibo consigliata a una bella donna da Ovidio (“Se Paride vedesse Elena intenta a ingozzarsi la odierebbe e si chiederebbe: ma perché l’ho rapita?”) e, naturalmente, la crudeltà di riti e leggende (“Minosse bollito”, “Atreo e lo spezzatino dei figli”): cibo come realtà e metafora.

O, se preferite, racconti gustosi, come quelli messi in pagina per Mondadori da Franco Cardini, storico e gourmet, in “L’appetito dell’Imperatore” ovvero “storie e sapori segreti della Storia”. L’Imperatore è Napoleone, ghiotto di uova con scalogno. Ma tanti altri sono i personaggi che affollano questi capitoli: san Francesco e il Gran Khan, Eugenio di Savoia con il “turkenblut” (vino, champagne, zucchero, vodka, caffè e angostura) e Mozart, Honoré de Balzac e Guido Gozzano e parecchi altri ancora. Aneddoti e ricette (che Cardini assicura d’aver provato, nella sua grande cucina fiorentina), golosità e conflitti. Come quelli che animano “I racconti della tavola” di Massimo Montanari, storico del Medioevo e dell’alimentazione, per Laterza. C’è Dante alla tavola di Roberto d’Angiò, re di Napoli. E il povero che arriva nella cucina di Fabrat, cuoco saraceno ad Alessandra d’Egitto, nel XIII secolo e ingaggia una dotta disputa sul fumo per insaporire il suo pane e sul suono d’una moneta per ripagarne l’uso. Bertoldo, che teme di morir di fame per mancanza di rape. E l’uso veneziano del 1562 di vietare nei banchetti di nozze di mangiare contemporaneamente carne e pesce: buona creanza o bizzarrie del convivio?

Arrivando a tempi più recenti, ecco “La Repubblica del maiale” di Roberta Corradin, per Chiarelettere, ovvero “sessant’anni di storia d’Italia tra scandali e ossessioni culinarie”. Si comincia con gli anni Cinquanta, la nascita della “Comunità del Porcellino” (frequentata da molti “padri della Costituente”), la ripresa delle pubblicazioni de “La cucina italiana” e i primi scandali del malgoverno, con “i forchettoni” (politici divoratori di ricchezze pubbliche). Si attraversano gli anni del boom economico, poi della crisi e degli anni Ottanta “da bere” e da mangiare “in un trionfo di rucola” e si arriva a oggi “con il progressivo decadere del mos maiorum nelle maionesi idrogenate, la progressiva perdita di senso della collettività a favore del singolare piacere del culatello di Zibello”… La politica è flambé.