Firenze, 17 febbraio 2017 - I carabinieri del Noe sono partiti di buon’ora da Roma, direzione Firenze. Hanno due copie di un avviso a comparire. Una la consegnano all’avvocato, l’altra direttamente nelle mani di Tiziano Renzi, il papà dell’ex premier Matteo. Su quelle carte, ci sono il giorno e l’ora in cui i pm capitolini, l’aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi che indagano su uno dei filoni degli appalti Consip, lo invitano a Piazzale Clodio per rendere interrogatorio.

E’ un capo d’imputazione volutamente stringato. L’accusa, però, c’è: traffico di influenze. Codice alla mano: «Chiunque, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale come prezzo della propria mediazione illecita».

«Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l’esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati, cui va tutto il mio rispetto, potranno verificare – ha detto in serata Tiziano Renzi –. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro».

IL RITRATTO Tiziano Renzi, una vita tra partiti e affari

Gli fa eco il suo legale, Federico Bagattini: «I processi iniziano, ma bisogna vedere come finiscono». Il riferimento è a Genova, dove il padre del dimissionario segretario Pd venne prosciolto dopo essere stato indagato per la bancarotta di una delle sue società, la Chil Post.

Ma questa è tutta un’altra storia. I reati contestati a Renzi si riferiscono al 2016 e sono in qualche modo figli dell’inchiesta madre aperta a Napoli. È qui, infatti, che il pm Henry John Woodcock comincia a mettere il naso negli affari della centrale degli acquisti e sul maxi appalto da 2,7 miliardi di euro relativo agli appalti delle pulizie per gli ospedali partenopei che si è aggiudicato l’imprenditore Alfredo Romeo corrompendo, secondo l’accusa, un funzionario Consip. Tangenti, viaggi, favori. Ma anche cataste di intercettazioni e spifferi degni di una spy story che coinvolgono apparati che comandano lo Stato. Dell’esistenza dell’indagine, infatti, si sarebbe saputo anche a Roma, e per questo sono stati indagati, per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento, l’attuale ministro allo Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette, quello toscano Emanuele Saltalamacchia.

Interrogati dai pm romani, ognuno ha negato le accuse. Però l’amministratore delegato della Consip, l’ex assessore regionale alla sanità toscana, Luigi Marroni, un giorno decise di far bonificare il proprio ufficio, in cui effettivamente gli investigatori avevano nascosto delle cimici.

Ma cosa c’entra Tiziano Renzi in tutto questo? La sua posizione è ancora tutta da chiarire. Ma i magistrati romani, ai quali è stato trasmesso un capitolo del più ampio fascicolo napoletano, potrebbero voler approfondire eventuali rapporti tra Renzi senior e lo stesso Alfredo Romeo o i contatti tra il padre dell’ex premier e un altro imprenditore vicino a Romeo, Carlo Russo, originario di Scandicci. L’interrogatorio di Renzi senior è fissato nei prossimi giorni.