Bologna, 14 giugno 2017 - Hanno commosso il mondo perché sono il segno concreto della devastazione. Nel sisma del centro Italia c’è un altro conto da vertigine, quello delle macerie. Fate il rapporto: 2 milioni di tonnellate – forse addirittura 2,3 – da rimuovere e stoccare; appena 165mila tonnellate portate via. Sono passati quasi dieci mesi dalle prime scosse ma la cornice dei paesi è sempre la stessa. Perché? E soprattutto, quanto tempo ci vorrà ancora?

Partiamo dall’ultima domanda con una premessa: oggi la competenza è regionale. Volge al pessimismo il confronto con l’Aquila 2009. Dopo otto-anni-otto, restano ancora da smaltire un milione e mezzo di macerie, la metà di quelle provocate dalle scosse infinite (la prima stima era stata ancora più alta, si parlava addirittura di 4,5 milioni). Eppure è ottimista l’assessore regionale delle Marche, Angelo Sciapichetti. Per inciso, parliamo di una regione che dovrà recuperare macerie per «settecentomila-un milione di tonnellate», questa è la stima di oggi. Spiega: «La macchina si è messa in moto, finora ne abbiamo raccolto 60mila tonnellate, ne portiamo via 1.000-1.300 al giorno. I siti di stoccaggio sono 5, un’azienda è privata, le altre pubbliche. Abbiamo interesse a sgomberare il prima possibile. Ma bisogna seguire procedure molto trasparenti. A cominciare dall’amianto che c’è, eccome. Perché le canne fumarie delle case erano fatte di eternit».

Quindi è necessario separare, «mettere insieme una filiera che dia garanzie a tutti. C’è voluto tempo. Bisognava individuare le aziende, i siti... E poi ogni Comune deve presentare un piano. Mancano ancora quelli dei centri più colpiti, stiamo mandando il nostro personale per aiutarli. C’è voluto tempo ma ora cominciamo a marciare a pieno regime. Ma qui la dimensione è biblica, non possiamo dimenticarcelo. Ci sono paesi interi ra-si al suo-lo! E poi non è semplice. Per le zone rosse, per le frane...». Capitolo a parte, le macerie ‘artistiche’ o comunque d’interesse monumentale. Prendi Visso, Sciapichetti ci tiene a chiarire che «in piazza abbiamo catalogato con i microchip le pietre, perché dovranno servire a ricostruire il Comune con la facciata così com’era. Vengono catalogate, imballate, messe a disposizione». Ma perché all’inizio si portavano addirittura le macerie fuori regione? L’assessore liquida la storia così: «Sarà successo in un primo momento, non avevamo ancora il sito d’appoggio, le quantità sono state davvero irrilevanti».

Oggi l’Abruzzo resta sullo sfondo, ‘solo’ 100mila tonnellate da smaltire – altrettante in Umbria –, rispettivamente 10mila e 5mila quelle recuperate. L’altra emergenza assieme alle Marche è in Lazio, macerie per 1,2 milioni di tonnellate, 93mila rimosse (stime della Regione). Ma perché i ritmi sono così lenti? Sciapichetti contesta l’accusa e spiega: «Non solo separiamo tutto, amianto legno elettrodomestici ferro ghiaia. Addirittura vengono recuperati gli effetti personali. Sì, è così: restituiamo ai Comuni foto o preziosi, con l’indicazione della strada e del civico dove sono stati trovati». Il costo: 50 euro a tonnellata, dalla raccolta al recupero.

Nelle Marche e nel Lazio opera tra le altre imprese anche l’HTR, finita sotto processo a Firenze (inchiesta sullo smaltimento di fanghi e terreni nei cantieri dell’Alta Velocità). «Io non voglio sapere niente di questa cosa – chiude subito la parentesi l’assessore marchigiano –. Le inchieste devono fare il loro corso. Noi abbiamo fatto una gara regolare per Arquata del Tronto, se la sono aggiudicata. Non è mio compito sapere quel che accade in giro per l’Italia».