Bologna, 3 novembre 2016 - Nelle stanze di Palazzo Chigi, tra gli uffici del sottosegretario De Vincenti, del rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone, che guida il team di tecnici per la rivoluzione nell’edilizia nelle aree a rischio sismico, e delle due strutture di missione che si occupano di cantieri contro frane e alluvioni, si lavora alla costruzione di Casa Italia, il nuovo dipartimento voluto dal premier Renzi che dovrà occuparsi di prevenzione dai grandi rischi naturali. A rivelare le cifre e la filosofia del dipartimento, è il capo di Italiasicura, Erasmo D’Angelis. Che domani a Palazzo Vecchio, condurrà il raduno degli «angeli del fango», i volontari che salvarono Firenze dopo l’alluvione del 1966.

Non rischiate la retorica sugli angeli del fango, mentre crollano case e paesi per i terremoti?
«Ci sarà anche un po’ di retorica - replica D’Angelis - è inevitabile. Ma stavolta i tanti che arriveranno troveranno almeno i cantieri aperti per le opere strutturali. E il progetto Casa Italia che cambierà l’approccio alle catastrofi».

Cinquant’anni fa l’Italia scoprì la “meglio gioventù”, ma facciamo ancora i conti con alluvioni, macerie e morti. Perché passiamo da un’emergenza all’altra?
«Perché siamo stati campioni mondiali di annunci e promesse. Abbiamo alle spalle una vera ecatombe: 170 mila vittime per i terremoti dal 1908, 5.800 per le piene dei fiumi negli ultimi 40 anni. E una spesa, dal dopoguerra ad oggi, con la sola logica emergenziale, pari a 3,5 miliardi di euro in media all’anno, per riparare e risarcire dopo alluvioni e frane. Più altri 2,5 miliardi per le ricostruzioni e i risarcimenti dopo i terremoti. Un esborso record di 6 miliardi l’anno solo per pagare i danni, dopo aver chiuso cinicamente gli occhi sulla sicurezza».

Siamo sempre tutti alluvionati o terremotati per pochi giorni, poi tutto torna come prima...
«E’ sempre andata così, salvo casi positivi di ricostruzioni dopo terremoti. Nella storia di una comunità ci sono momenti in cui bisogna far tesoro degli errori e voltare pagina. Prima abbandoniamo, come dice Renzo Piano, il terreno oscuro e medioevale del fatalismo, meglio è. Basta con questo orgoglioso paradosso di essere arrivati primi sulle soluzioni tecniche e le tecnologie fin dai tempi dei Romani, passando da Leonardo e dai più grandi scienziati e sismologi del mondo. Abbiamo il copyright della difesa da ogni pericolo, l’ingegneria per l’edilizia sicura è nata in Italia, le mappe sismiche le abbiamo inventate noi. Ma abbiamo lavorato per la sicurezza del Giappone o della California, non della nostra».

Con Casa Italia il governo riuscirà a creare una struttura permanente per la prevenzione?
«Casa Italia non è uno slogan ma un cambiamento radicale per tutto lo Stato. Dall’attesa passiva della prossima scossa o della prossima alluvione, passiamo alla prevenzione strutturale con una reazione di difesa e un progetto di lunga durata. Casa Italia è pensata per durare oltre i governi, con investimenti in grado di mobilitare, già con questa legge di bilancio, risorse per 4-5 miliardi l’anno. Non c’è la bacchetta magica ma ci saranno anni di cantieri e incentivi fiscali, bonus anche condominiali per rafforzare, ricostruire o rottamare almeno 6 milioni di edifici pubblici e privati, in zone sismiche. Le risorse che il governo mette a disposizione rimborseranno fino all’85% dell’investimento di un intero condominio, per aumentare la sicurezza da un terremoto e mettono fine a ogni alibi».

Per trovare 5 miliardi all’anno per più di 20 anni servono strumenti finanziari innovativi. Pensate di varare i «terremoto bond» come l’Umbria nel 2002?
«È una delle ipotesi allo studio, ma le obbligazioni pluriennali hanno tanti pregi e tanti difetti. La certezza sono le risorse che puntelleranno Casa Italia. E verranno sia dall’Europa, con i fondi e la flessibilità, sia dall’Italia».

Quali saranno i pilastri operativi di casa Italia?
Sulla sismica sono quelli suggeriti da Renzo Piano, sui quali lavora il professor Azzone. Sono quattro livelli operativi, quattro aree di azione: avere entro gennaio un rating di rischio, un indicatore unico per ogni singolo immobile, pubblico o privato, dettagliato per ogni Comune con la conoscenza del livello di pericolosità sismica, idrogeologica, vulcanica, e di quante persone vivono in questi edifici e aree. Secondo pilastro, la definizione di dieci interventi pilota di messa in sicurezza sismica su dieci tipologie di fabbricati pubblici, sui quali lavora Renzo Piano. L’obiettivo è indicare a progettisti, amministratori pubblici e imprese, dieci buone pratiche da replicare sul territorio al miglior costo possibile. Terzo, quantificare le risorse oltre i piani già avviati (scuole, dissesto, sismabonus). Quarto, la formazione per il personale, le reti di professioni e per le famiglie, a partire dalle scuole e dai luoghi di lavoro. L’obiettivo, epocale, è convincere gli italiani a investire sulla loro sicurezza».