Roma, 18 giugno 2017 - TASSE sulle macerie. I terremotati rischiano l’ennesima beffa: pagare per diventare eredi di qualcosa che non esiste più. Per evitarlo, bastava un decreto di esenzione, ci pensò il governo Berlusconi dopo L’Aquila. Se n’è accorto il sindaco di Amatrice, che nei prossimi giorni potrebbe incontrare il premier per parlare anche di questo. 

SERGIO Pirozzi è diretto, com’è nel suo stile: «Il problema c’è eccome, riguarda l’area del sisma. A Roma si devono sbrigare. Anche perché per poter chiedere i soldi della ricostruzione, prima devi dimostrare la proprietà. Quante persone sono coinvolte? Centinaia, come i morti. Ma per me l’esenzione va estesa a tutti, non solo alle famiglie delle vittime. Mi sembra assurdo che si debba pagare la successione sul nulla. Qualunque sia la cifra, migliaia o centinaia di euro è la stessa cosa, vale il principio. Se è una dimenticanza dolosa o colposa? Mah, per me è che proprio non ci pensano. Noi però lavoriamo per mettere una toppa». Ma l’elenco di quel che non va è lungo. Giovedì scorso Pirozzi in giunta ha steso una lista dettagliata in tredici punti, si capisce tutto dalle prime parole, «sollecito intervento governativo su criticità nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione». Al penultimo posto l’«esenzione dal pagamento di imposta sulle successioni di immobili resi del tutto inagibili a causa del sisma». Prima il sindaco chiede più vigili del fuoco, più pattuglie per difendere le zone rosse – anche dagli sciacalli –, più tecnici. La denuncia è forte: le ordinanze della Protezione civile e del commissario non bastano. Perché, ripete sempre, «qui siamo in guerra».

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«TASSA sulle macerie? Per evitarla, bastava copiassero il decreto di Berlusconi – insiste Alberto Civica, segretario generale Uil del Lazio –. Avevamo già chiesto che nella manovra finanziaria fosse inserita una norma identica a quella dell’Aquila. Questo avrebbe consentito di diventare proprietari senza pagare le tasse su qualcosa che non c’è più. Nel 2009 si era mossa la presidenza del Consiglio su proposta della Protezione civile, che a quel tempo faceva ancora di tutto. Perché stavolta non ci hanno pensato? Io ci vedo una grande disattenzione». L’articolo 1 del decreto garantiva l’esenzione «dalle imposte di successione, ipotecarie e catastali, di bollo, nonché da ogni altra tassa o diritto, qualora sia accertato il rapporto di parentela di primo grado». 

SPIEGA un tecnico: «Gli eredi sono esenti se l’edificio vale fino a un milione, un milione e mezzo nel caso di una persona con disabilità. Però tutti, quando fanno la successione, devono pagare le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili, pari al 3% dell’imponibile Imu. Quindi, solo per dare un’idea, a Roma fa qualche migliaia di euro».

IL TERZO obbligo sono i vari bolli, cifre piccole quanto si vuole ma pur sempre un’odiosa beffa. In dettaglio: per ogni provincia bisogna versare 64 euro di imposta fissa, più di 30 per la trascrizione, altrettanti per i tributi speciali... La scadenza di tutto? Un anno dalla morte, quindi il 24 agosto.

DALLE MARCHE Guido Castelli, sindaco di Ascoli, è pronto a sposare la battaglia del collega Pirozzi. Che nel suo elenco paragona Amatrice ad Arquata, per il livello di devastazione. Aleandro Petrucci che la governa ammette: «Imposte di successione? Finora non ho mai affrontato il problema. Quesito giusto che al momento nessuno mi ha posto». Intanto deve pensare a sgomberare le macerie, «con quelle private dobbiamo ancora iniziare. Se i cittadini dovranno pagare per lo smaltimento? Assolutamente no, ci mancherebbe solo questo!».