Torino, 6 ottobre 2017 - Con 1500 euro uno stalker si toglie il pensiero. Non importa quanto pesante e ossessiva sia stata la sua attività persecutoria: questa è la cifra ritenuta congrua per il risarcimento della vittima. Il prezzo dei giorni segnati dall’angoscia. O di una scopa elettrica. O di un mediocre televisore al plasma. E poco importa se lei, la vittima, rifiuta l’indennizzo ritenendolo offensivo e tutto meno che congruo. La cifra, intesa come condotta riparatoria, va accettata comunque ed estingue il reato. Scatena un putiferio uno dei primi casi di applicazione dell’istituto sulla giustizia riparativa, introdotto il 4 agosto scorso, che sembra ridicolizzare il tariffario per essere assolti da uno dei reati più odiosi. Ma non c’è niente da ridere.

Quella che chiameremo Graziella è una ragazza di 24 anni, residente al confine fra le province di Torino e Asti. Daniele Simone, 39 anni, è l’uomo da lei denunciato per "atti persecutori" in base all’articolo 612 bis. Negli atti giudiziari si legge la storia di un inseguimento di due mesi da parte dello stalker, a casa di Graziella e del suo fidanzato, chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio. Si procede per rito abbreviato. Durante l’udienza l’imputato offre 1500 euro come risarcimento del danno, la parte lesa rifiuta e il gup Rosanna La Rosa le impone invece di accettare disponendo il deposito della somma su un libretto intestato alla donna. La domanda lecita è: il giudice è impazzito?

"No", risponde l’avvocato torinese Marco Bona. "Forse – suggerisce – è impazzito il legislatore. O tutto il sistema, che procede a ribassare le soglie di tutela. Non possiamo gridare vergogna solo al magistrato. Che tipo di fantasia possiamo aspettarci da lui se questa è la legge e oggi anche per casi di omicidio doloso si ipotizza una somma di 7mila euro? Non dimentichiamo inoltre che in base alla direttiva 80 del 2004 viene ritenuta ‘equa e congrua’ per l’indennizzo di una vittima di stupro la somma imbarazzante di 5mila euro". Non è stato sempre così. Fino al 2016, spiega l’avvocato Bona, il risarcimento medio per un reato di stupro andava dai 30 ai 50mila euro.

"Millecinquencento euro non corrisponde nemmeno al danno per colpo di frusta ma così stanno le cose, questi sono purtroppo gli standard. Ricordo che qualche anno fa un giudice di pace di Brescia decise di liquidare con 5mila euro un imprenditore per il disturbo cagionato dai fax di una pubblicità indesiderata. Stessa cifra imposta dal tribunale di Milano a una parte il cui avvocato non aveva consegnato al giudice le copie di cortesia degli atti. Lo so, tutto questo è sproporzionato e drammatico".

A criticare il nuovo istituto della giustizia riparativa sono in tanti, a cominciare dal presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, che denuncia il tradimento dello spirito della legge.

"Scopo della giustizia riparativa – spiega – non è eliminare i fascicoli dal tavolo degli uffici giudiziari ma valutare la congruità di un risarcimento integrale. E quindi la volontà dell’imputato di riparare e di riconnettersi con la società". E sulla sentenza torinese: "Di fronte a una minaccia insistente tale da indurre l’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento, è vero che la legge non dà alla vittima potere di veto. Ma questa deve essere sentita. Le sue ragioni vanno prese in considerazione anche nella sentenza, cosa che è del tutto mancata". "Quella cifra sottende disprezzo per la donna – si indigna la senatrice dem Laura Puppato – e sottodimensiona in modo assurdo il danno da vero torturatore cui l’aveva sottoposta lo stalker".

Le opposizioni attaccano: i deputati del Movimento 5 Stelle parlano di "disastro targato Pd", mentre la parlamentare Mara Carfagna (Fi) ricorda di avere presentato alla Camera una propria proposta sin dallo scorso luglio.