Milano, 12 luglio 2017  - Solomon Nyantakyi, 21enne ghanese che oggi ha confessato il duplice omicidio di madre e sorellina dopo essere stato fermato a Milano, è una promessa del calcio. Il giovane era arrivato in Italia all'età di 8 anni. E' nato ad Accra, Ghana, il 25 marzo del 1996, per raggiungere il padre che lavorava qua. Nel nostro Paese è giunto con la madre e un fratello, poi è nata la sorellina, uccisa all'età di 11 anni.

La prima squadra è stata l'Aurora, poi un periodo al Milan Club, poi l'occasione di Parma.  Era nelle giovanili della formazione emiliana, e varie volte il tecnico della prima squadra, a quel tempo Roberto Donadoni, lo aveva chiamato in pancina con la prima squadra. Ma qualcosa non andava. "Ricordo Solomon, si allenava con noi del Parma e lo portai in panchina più di una volta. Non è facile inquadrare il carattere di un giovane calciatore in una squadra di A, ma ricordo che era un ragazzo tranquillo, anzi direi taciturno. E se davvero è stato lui, è difficile capire cosa possa essere passato per la sua testa: come si può arrivare a un gesto simile, cosa ti passa per la testa". Racconta oggi Donadoni.

Il problema era nella sua testa, soffriva di depressione, come ha confermato Cristiano Lucarelli, ex attaccante del Livorno e della nazionale, che allenò Solomon Nyantakyi nelle giovanili del Parma. "Sono senza parole: Solomon era un ragazzo pacifico e molto taciturno, non avrebbe mai fatto male a una mosca. Ma ha sofferto di depressione".

Lucarelli continua: "In un anno, lo sentii parlare due volte. Sapevo dei suoi problemi, e l'ho chiamato in Lega Pro al Cuiopelli un anno fa. Ma dopo quindici giorni di ritiro è voluto andare via, gli mancava la famiglia". Dopo il Parma, dove non sfondò per i problemi comportamentali, e finì all'Imolese Calcio. 

Qui un'intervista negli annni parmensi, quando sembrava avviato sulla strada giusta per la carriera di calciatore professionista. Timido, riservato, ma anche esigente con sé stesso e determinato, nell'intervista a Parma Channel racconta di sé, della sua storia, della sua famiglia. Ai complimenti rispondeva: "Posso fare molto di più".