Mantova, 31 gennaio 2015  – SI è preso mezza giornata di riposo, poi si è ributtato nella mischia della vita pubblica. Dopo il giorno di fuoco che lo ha visto indagato nell’ambito di un blitz contro la ‘ndrangheta Nicola Sodano, sindaco di Mantova, ha scelto un’assemblea pubblica di amministratori delle Asl per tornare a ‘metterci la faccia’. In un palazzo municipale raggelato l’altro giorno dall’arrivo dei carabinieri, il primo cittadino di Forza Italia ha voluto prendere la parola molto brevemente per dichiarare la sua estraneità alle contestazioni che ha letto sui giornali.

Il sospetto che lo riguarda è grave: si parla di corruzione, corruzione in atti giudiziari, associazione mafiosa. Ma il decreto di perquisizione che lo contiene non indica fatti né nomi specifici. L’inchiesta della Dia di Brescia, è legata a una maxilottizzazione che si sospetta sia in odore di ‘ndrangheta. Ed esplode in un momento delicatissimo visto che Sodano era e per il momento è in corsa per la conferma a sindaco. Una prospettiva che ieri il suo partito, Forza Italia, ha quanto meno congelato. Ma andiamo con ordine. Sodano finisce sulla graticola nell’ambito di una maxi retata partita dalla Dda di Bologna, coadiuvata dai colleghi di Catanzaro e di Brescia, che porta a 160 provvedimenti restrittivi, 200 indagati e sequestri di beni per 100 milioni di euro. È il più grosso blitz contro le cosche calabresi insediatesi nella Pianura padana, secondo la procura nazionale antimafia. Il sindaco c’entra per un capitolo sulla maxilottizzazione per ora bloccata che avrebbe dovuto interessare una sponda del lago Inferiore del Mincio, a ridosso della città di Gonzaga. A portare avanti l’operazione Lagocastello è un imprenditore calabrese di Cutro, Antonio Muto, che in città sta eseguendo anche altri lavori di grande impatto e che figura tra i fermati nella retata (nel Mantovano sono sette). Partita nel 2005 quando al Comune c’era il centrosinistra, l’operazione immobiliare viene bloccata da una successiva sindaca del Pd Fiorenza Brioni e poi dal Tar che accoglie il no del ministero dei Beni culturali.

Il ruolo di Sodano, originario di Crotone, da 40 anni a Mantova, architetto, è relativo agli anni 2010-2011: il sospetto è che abbia fatto pressione sul Consiglio di Stato per far ribaltare il giudizio del Tar. Così il primo cittadino mercoledì mattina vede arrivare a casa i carabinieri. Gli perquisiscono l’abitazione, lo studio e quello nel palazzo municipale e mettono sotto chiave le carte dell’ultima fase della pratica Lagocastello e dalle pieghe dell’inchiesta emerge anche una presunta cena con l’ex senatore di Forza Italia Luigi Grillo, anch’egli perquisito in Liguria. La circostanza però è smentita da Sodano e dai suoi legali. L’avvocato Sergio Genovesi, che lo difende, esclude la contestazione del favoreggiamento e parla di estrema genericità degli elementi contenuti nell’atto di perquisizione e sequestro: «Presenteremo ricorso al giudice del riesame» spiega il legale. Sul fronte politico l’opposizione chiede al sindaco un passo indietro, la Lega pure. E Forza Italia sulla ricandidatura si prende una settimana per decidere. Ma sette giorni nel regno dei Gonzaga possono essere fatali.