Roma, 13 ottobre 2017 - Alla scuola media con una insufficienza in condotta non si boccia più. Il voto viene sostituito da un giudizio sintetico ma resta il fatto che chi viene colpito dalla sanzione disciplinare di esclusione dallo scrutinio finale non sarà ammesso alla classe successiva. Il ricorso a questa sanzione, però, è molto raro nella scuola italiana, cosa che, insieme alla piccola rivoluzione dell’abolizione del voto in condotta, ha sollevato dubbi ma anche timori. Per il Moige, il Movimento italiano genitori, tutto questo non farà che ‘aumentare comportamenti scorretti nelle scuole, bullismo e cyber bullismo’. 
Parole che hanno provocato la reazione della stessa ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli secondo la quale bisogna distinguere tra chi viene ammesso all’esame di terza media con il ‘5 in condotta o una valutazione di questo genere che dà il segnale del fatto che magari è un alunno particolarmente irrequieto’ e i casi di bullismo e cyber bullismo che comportano ‘sanzioni per le quali non si può essere ammessi all’esame. Bisogna sapere discernere’.
Insomma ‘se l’insieme del collegio dei docenti ritiene di ammettere il ragazzo vuol dire che c’è una valutazione motivata: bisogna avere fiducia su questo’. 
 
Ma non pochi dubbi sulla novità arrivano dall’Associazione dei presidi italiani con il presidente, il professor Giorgio Rembado, convinto che ‘la necessità sia di arrivare a un punto di equilibrio tra rigore e permissivismo’ senza però rischiare di propendere per il secondo. Certo, osserva, ‘la questione è molto controversa e vediamo che la legislazione in tema di scuola sembra oscillare in continuazione tra maggiore severità e maggiore permissivismo, ma siamo in un momento in cui fenomeni come il bullismo o il cyber bullismo sono troppo frequenti per poter essere tollerati’. Abolito il voto in condotta, spiega Rembado, ‘continua ad esserci la possibilità di un intervento sanzionatorio che arriva in casi estremi alla non ammissione all’esame’ e quindi alla bocciatura ma ‘questa possibilità è talmente desueta o caduta in desuetudine che si dovrà rispolverarla per un uso corretto ed equilibrato dell’unico strumento che è rimasto in piedi’. Insomma, ragiona Rembado, ‘se resta la prassi che ha fatto sì che tuttora questa sanzione sia rarissima o del tutto ignorata e a questa si aggiunge l’esclusione di un voto in condotta c’è il pericolo che abbia la meglio il permissivismo. Togliere entrambe le cose è a mio avviso sbagliato’. 
 
Il voto in condotta era stato reintrodotto nel 2009 dalla riforma dell’ex ministra azzurra Mariastella Gelmini convinta che servisse a isolare e punire i comportamenti scorretti in classe. Posizione condivisa dall’ex senatore Mario Pittoni, responsabile federale istruzione per la Lega Nord, secondo il quale ‘abolire la bocciatura per voto di condotta sarebbe il karakiri definitivo della nostra scuola. Non si risolvono i problemi cancellando le penalizzazioni’. Per Pino Turi, infine, segretario della Uil scuola, un pericolo c’è, ma non è quello dell’abolizione del voto in condotta. «È un falso problema – spiega – perché è vero che non c’è voto ma c’è pur sempre un giudizio che, se negativo, può determinare la non ammissione all’esame. Il vero elemento negativo è determinato dalle prove Invalsi, causa, se non svolte, della non ammissione all’esame di Stato finale».