L'Aquila, 25 gennaio 2017 - E' di 29 morti il bilancio della tragedia dell'hotel Rigopiano. Dopo i nove corpi rinvenuti ieri, oggi sono stati recuperati quelli degli altri undici dispersi. Undici i superstiti: 9 estratti vivi (tra cui 4 bambini), 2 scampati alla valanga. Non manca quindi più nessuno dalla lista dei 40 nomi, 28 ospiti e 12 dipendenti, che nel pomeriggio del 18 gennaio si trovavano nell'albergo quando una valanga lo ha investito.

Rabbia e lacrime ai funerali

SITUAZIONE CAPITA SOLO ALLE 19.01 - Intanto - come riporta l'Ansa - dai tabulati telefonici e dalle testimonianze rese agli inquirenti si scopre che la macchina dei soccorsi si è resa conto che a Rigopiano era successo qualcosa di veramente serio solo alle 19.01. E' infatti a quell'ora che Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti non coinvolti nella slavina, riesce a parlare per la seconda volta, la prima era stata alle 17.08, con il 118. La prima volta era stato agganciato dal 118 di Chieti che aveva girato la chiamata ai colleghi di Pescara che, a loro volta, avevano segnalato la cosa in Prefettura. Dopo la prima telefonata di Parete al 118 la Prefettura parte con le verifiche e cerca di ricontattare il cuoco ma non ci riesce, e a quel punto chiama il fisso dell'albergo che, ovviamente, non risponde perchè è sotto la valanga. Si cerca di allertare l'elicottero della Guardia Costiera, quello che poco prima era andato a effettuare un soccorso a Villa Celiera. Ma il maltempo imperversa e il mezzo non può rialzarsi. Sono le 17.40, quando la funzionaria della Prefettura, riesce a contattare il direttore dell'albergo Bruno Di Tommaso che 'depista' la sala operativa spiegando di aver "chattato mo' con l'albergo", e che non gli risultava nulla di grave. Solo che quel "mo' " risale almeno a un'ora prima ed è questo secondo gli inquirenti che ingenera il primo grave 'equivoco' della vicenda. Forse sono circa le 16.47, come da aggancio whatsapp del telefono del padrone dell'albergo. La sala operativa si convince che si tratta di un falso allarme. Alle 18.03 Parete riesce a mettersi in contatto con Quintino Marcella, il quale chiama prima il 112 poi il 113, alle 18.08. Ennesima segnalazione in sala operativa, che bolla la cosa come 'falso allarme' per la seconda volta. E' per questo che quando il datore di lavoro alle 18.20 richiama gli viene risposto che è già stato tutto verificato. Si dovrà attendere quindi la chiamata di Parete delle 19.01 perchè si capisca che una valanga si è abbattuta sull'hotel Rigopiano tra le 16.30 e le 16.48.

IL RICONOSCIMENTO DEI CADAVERI - Oggi ha trovato nome un altro corpo:  è quello di Alessandro Riccetti, 33 anni, di Terni. Dopo il riconoscimento di Linda Salzetta, la sorella del 'tuttofare' scampato alla morte, ieri sono stati identificati anche l'amministratore dell'hotel Roberto Del Rosso, Pietro Di Pietro e Stefano Feniello (fidanzato di Francesca Bronzi, che ce l'ha fatta). Giunta poi l'ufficialità sulla sorte dei fidanzati di Ascoli, Paola Tomassini e Marco Vagnarelli, anche loro tra le vittime. 

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Rigopiano, dossier choc: hotel costruito su detriti di slavine

"Morti per traumi, ipotermia e asfissia"

LE CAUSE DEI DECESSI - Arrivano anche i risultati delle prime autopsie: Gabriele D'Angelo è morto assiderato sotto la valanga, ha riferito il medico legale di parte Domenico Angelucci. "Non ci sono segni di traumi né di asfissia come emorragie congiuntivali - spiega il medico -. Secondo noi se fosse stato soccorso entro due ore probabilmente poteva essere salvato", riferisce il medico di parte della famiglia D'Angelo. Casi di esclusivo schiacciamento, con morti istantanee, e per altri concorrenza di cause, tra quali ipotermia e asfissia. Sono questi, fin qui, i motivi delle morti delle sei persone sottoposte ad autopsia, ha confermato il pm Cristina Tedeschini, che ha sottolineato: "Non abbiamo casi di morte esclusivamente per ipotermia".

LA RABBIA DEL PAPA' DI FENIELLO - Duro sfogo di Alessio Feniello, padre di Stefano, il 28enne morto tra le macerie, all'ospedale di Pescara. La rabbia di Feniello è esplosa nell'atrio della struttura sanitaria; poi l'uomo è stato accompagnato dalle forze dell'ordine e dal personale sanitario in un'altra stanza, dove sono proseguite le sue esternazioni. "È una settimana che sono qui in ospedale", ha urlato, tra l'altro, il papà di Stefano. Il nome di Stefano, venerdì pomeriggio, era stato erroneamente inserito in una lista, comunicata dalle autorità ai familiari, relativa a cinque persone vive che sarebbero dovute arrivare a breve in ospedale. Ma il ragazzo, originario di Valva (Salerno) che si trovava al Rigopiano insieme alla fidanzata Francesca non è mai arrivato. Ieri il riconoscimento da parte dei familiari e la conferma della morte. 

L'ALTRA TRAGEDIA A RIGOPIANO - E a Rigopiano si aggiunge dolore al dolore dopo la notiza dell'elicottero del 118 caduto sul Gran Sasso in provincia dell'Aquila. Tra le 6 persone morte, anche Davide e Walter, che avevano partecipato ai soccorsi all'hotel. 

LA STORIA / Davide e Walter, morti nello schianto dell'elicottero, erano 'eroi' di Rigopiano

"E' stato fatto il possibile per salvare i dispersi"

GENTILONI - "Credo sia stato messo in atto ogni sforzo possibile dal punto di vista umano, organizzativo, tecnico per cercare di salvare i dispersi", ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo al Senato. "Ci sono stati ritardi e malfunzionamenti nel sistema? Ci sono responsabilità? Saranno le inchieste a chiarire questo punto. Il governo non teme la verità". Il primo ministro è tornato a mettere l'accento sul 'carattere "eccezionale" della nevicata che ha colpito l'Abruzzo, in concomitanza con il terremoto, eventi all'origine della valanga killer. Snocciola numeri ("4-5mila le persone impegnate il 16-17 gennaio, 11mila ieri") e annuncia entro la prossima settimana un decreto sulla gestione delle calamità naturali "molto mirato a prevenire l'accumulo di ritardi". 

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Le risorse? Ci sono, promette: "Quattro miliardi nella legge di bilancio. E altri ci saranno come ho anticipato personalmente al presidente della commissione europea Jean Claude Juncker".