Roma, 20 maggio 2017 -  DA QUANDO l’ora esatta lampeggia su tutti i telefonini – e ora anche sugli smartwatch – diventa difficile capire perché uomini e donne facciano a gara per indossare orologi griffati, se non per motivi che nulla hanno a che vedere con la misurazione del tempo. In questa vasta categoria merceologica si distinguono inesorabili punti fermi. I Rolex sono tra questi. Un orologio che fa status. Quasi un sinonimo dell’oggetto. Lo desiderano tutti. Adulati e adulatori, rapinati e rapinatori, corrotti e corruttori. Anche i ricettatori, di fronte agli esemplari più lussuosi, alzano la cresta. E persino i giudici allungano le mani. Il deputato Pdl e magistrato Alfonso Papa fu addirittura fotografato dalla Gdf il 24 settembre 2010 mentre sulla scalinata di via Chiaia a Napoli ne acquistava, senza ritegno, da tal Gennaro Giuliano, già arrestato.

EH GIÀ, nelle cronache italiane sempre più spesso irrompe il Rolex con il suo fascino acclarato. Dalle prove di destrezza di certi ‘artisti’ partenopei, capaci di alleggerire il possessore snidandolo in mezzo al traffico con il trucco dello specchietto, al vezzo di vecchi e nuovi ricchi di regalare l’ultima ‘gemma ’ a una platea di selezionati destinatari, il Rolex è come un amico di lunga data, di quelli che, appena li dimentichi, risbucano fuori dai mille fatti della vita. Franco Sensi, il petroliere marchigiano che ha dato ai romanisti l’ultimo scudetto, nel Natale del 1999 ne aveva regalati 25, uno a testa, ad arbitri e designatori di A e B. Non certo per polemica con i fornitori federali, né per invito (subliminale) a fischiare il 90° quando la Roma era in vantaggio. Il Rolex come attestato di stima e di cortesia. E infatti i giudici archiviarono (orologi tutti restituiti). È opinione di eminenti massmediologi che l’ex ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi (Ap), costretto nel 2015 alle dimissioni dallo scandalo Grandi Opere pur non essendo neppure indagato, avrebbe potuto resistere al montante disgusto popolare se non fosse emersa sui giornali la notizia che il figlio Luca, per la laurea in ingegneria, era stato omaggiato di un Rolex da 10.350 euro da un imprenditore poi arrestato. Un fatto che aveva provocato le rimostranze in rete dei tanti laureati senza gadget. E che dire della zuffa a Ryad per accapparrarsi i pezzi migliori, regalati da Re Salman, durante la visita della delegazione italiana in Arabia nel gennaio 2016? Un caos risolto da Matteo Renzi sequestrando i doni almeno fino a Palazzo Chigi. Già, perché il Rolex luccica. E luccica, molto spesso, agli occhi di investigatori. Avete presente quei marescialli un po’ maniaci con tutta la modellistica stampata in mente? L’ultimo reperto sospetto è stato localizzato a Palermo nella disponibilità della – da ieri – ex sottosegretaria ai Trasporti, Simona Vicari (Ap). Un Rolex (neppure dei più costosi) in cambio di un emendamento marittimo: secondo i pm, mazzette travestite da lancette. Una moneta parallela.

EPPURE, chi si fa beccare dovrebbe saperlo che il Rolex è un generatore di invidia, un suggeritore di complotti, un miscelatore di dubbi con puntualità svizzera. Vederlo indosso a qualcuno ispira le rituali cinque domande: è vero? È falso? Quanto costa? Dove l’ha preso? Chi è? Roba da far tremare il polso. Sinistro. Ecco, in questo turbinio interrogativo di qualche nanosecondo, si accumula la giusta rabbia degli esclusi, la bava sul cinturino di chi vorrebbe alitare sul fatidico simbolo almeno per un attimo. Al limite anche solo per farselo rapinare e raccontare agli amici ‘Oh, lo sai? M’hanno rubato il Rolex’. Sarebbe una diminutio, ma di una certa classe, nella Repubblica dei costumi che non cambiano mai.