Roma, 6 aprile 2016 - In Italia ci sono idrocarburi, sono un discreto affare per i concessionari ma non incidono abbastanza per cambiare significativamente la situazione energetica del Paese, dato che coprono poco più del 10% dei consumi e fruttano in royalties a Stato ed enti locali circa 370 milioni di euro. Ma vediamo in dettaglio.

In Italia sono presenti riserve per 619 milioni di barili di petrolio (terzo paese in Europa, ma a grande distanza da Norvegia e Gran Bretagna). L’Italia consuma 1.235.000 barili al giorno. Le riserve ammontando quindi a circa 515 giorni di consumi. Sul fronte del gas, invece, in Italia si trovano riserve per 53 miliardi di metri cubi (settime riserve in Europa), e un consumo di 70 miliardi di metri cubi all'anno, le riserve ammontano quindi a circa 280 giorni. Non molto. Nel 2014 la produzione di greggio nel nostro Paese è risultata in crescita per il quinto anno consecutivo, registrando un aumento del 4,8 per cento e toccando quota 5,7 milioni di tonnellate; il gas naturale ha invece segnato una ulteriore battuta di arresto, attestandosi sui 7,1 miliardi di metri cubi (-7,6 per cento).

Attualmente, la produzione di greggio nazionale rappresenta il 10,1 per cento dei consumi nazionali, mentre quella di gas contribuisce per l’11,5 per cento. Complessivamente, al momento sono attivi 894 pozzi eroganti, 92 centrali di trattamento a terra e 133 strutture a mare. Il giacimento di Tempa Rossa con una produzione giornaliera di 50.000 barili di greggio, 230.000 m3 di gas, produrrà un incremento del 40 per cento della produzione petrolifera nazionale.

Dai pozzi offshore sono stati estratti circa il 67 per cento della produzione di gas e il 13 per cento di quella di greggio. Attualmente, le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi in mare sono in tutto 69 ma solo 35 di queste si trovano entro le 12 miglia, quindi interessati dal referendum. Di queste, 3 sono inattive, 5 nel 2015 sono risultate improduttive e 1 (Ombrina Mare, al largo dell’Abruzzo) è sospesa fino alla fine del 2016. Restano produttive 26 concessioni per un totale di 79 piattaforme marine che estraggono idrocarburi da 463 pozzi sottomarini che producono il 27% del gas e il 9% del greggio estratti in Italia. La maggior parte si trovano nell’Adriatico romagnolo e marchigiano (47 piattaforme alimentate da 319 pozzi). Segue l’Adriatico abruzzese (22 piattaforme collegate a 70 pozzi), il Mar Ionio (5 piattaforme e 29 pozzi) e il Canale di Sicilia (5 piattaforme e 45 pozzi). Le restanti 54 piattaforme oltre le 12 miglia - non interessate al referendum - producono circa il 40% del gas e il 4% del greggio prodotto in Italia.

Ma quanto rendono i royalties gli idrocarburi italiani? Nel 2015 circa 370 milioni di euro (compresi circa 18 milioni di euro che i concessionari di concessioni in Sicilia versano direttamente alla regione e ai comuni). Il punto è che le royalties in Italia sono basse. Dal 2010 per le estrazioni in terraferma è applicata un’aliquota del 10% sulle quantità di petrolio e gas estratti mentre per le estrazioni offshore le royalties si differenziano dal 2012 in due aliquote: 10% sulla quantità di gas naturale estratto e 7% sul petrolio. E' già poco, ma ci sono giacimenti che non versano neppure questo perché ci sono delle franchigie che valgono per le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente su terraferma, per le prime 50mila tonnellate di petrolio prodotte in mare, per i primi 25 milioni di mc di gas estratti in terra e per i primi 80 milioni di mc in mare. Nel 2015 su un totale di 26 concessioni produttive solo 5 di quelle a gas e 4 a petrolio, hanno pagato le royalties. Tutte le altre hanno estratto quantitativi tali da rimanere sotto la franchigia.