Livorno, 7 marzo 2017 -  UN VOLO, lo schianto sul cofano di una Yaris parcheggiata sul lato opposto della strada, dove si affaccia la porta di ingresso del grattacielo di piazza Roma, tra il centro città e il lungomare di Livorno. Poi il buio. Questa è la fine di un ragazzino di 15 anni non ancora compiuti, studente del primo anno al liceo, famiglia bene, sportivo e appassionato di chitarra. Forse un po’ schivo, ma come lo sono tanti a quell’età. Si è ucciso lanciandosi dalla terrazza del palazzo più alto di Livorno al ventiseiesimo piano. La tragedia si è consumata tra le 7.30 e le 8.30, ieri mattina. «Quando sono arrivato al grattacielo poco dopo le 7.30 – racconta il portiere dello stabile, Vincenzo Sapio ancora scosso – ho notato una bicicletta legata al cancello scorrevole all’esterno. Le telecamere di sorveglianza del palazzo lo hanno filmato mentre la legava». E hanno continuato a riprenderlo mentre entrava nell’atrio e saliva e scendeva dai primi due ascensori. Era evidente che non sapesse quale prendere per arrivare sulla terrazza. Poi ha preso l’ascensore giusto ed è arrivato al venticinquesimo piano. Di qui ha raggiunto la terrazza, a 96 metri di altezza. Ha abbandonato lo zaino con un diario dell’anno scorso, la giacca, il tefonino. E si è lanciato. 

Blue whale, la sfida horror viene dall'Est
 
ED È PROPRIO osservando quei frame, dall’impianto di sorveglianza interno al grattacielo, che inizia a insinuarsi il dubbio più atroce. Propagatosi poi, con il passare delle ore, come uno tsunami. In quei filmati – secondo chi ha potuto visionarli – si vedrebbe chiaramente il ragazzo che si autofilma con il cellulare, mentre entra nel grattacielo. Come un automa, lucido e freddo. Da lì in poi inizia il giallo. Perché secondo i primi testimoni – presenti sul posto fin da subito – il ragazzo avrebbe addirittura postato sul suo profilo Facebook quell’ultimo terribile video, per annunciare il suo gesto, indicando cosa e chi lo avrebbe spinto a farlo. Versione che in città viene data subito per assodata, mentre ancora gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire i contorni esatti dell’accaduto. 
Ci sono commenti autorevoli sui social network. «Non vorrei fosse uno dei tanti giovani spinti ad uccidersi con il ‘Blue Whale’, ‘gioco’ e certo invito demenziale», scrive il vicario del vescovo monsignor Paolo Razzauti. E conferme sussurrate sottovoce nell’ambiente delle famiglie, dei compagni di scuola e dei conoscenti dei genitori, evocano lo spettro di un gioco di ruolo estremo e terribile partito dalla Russia, che sta diventando virale tra i teenager. Un gioco fatto di prove da superare, in 50 giorni, fino al punto di non ritorno: gettarsi dal palazzo più alto della città. Si chiama Blue Whale e sarebbe connesso a un alto numero di suicidi.

IL QUINDICENNE livornese – si inizia a dire – sarebbe la prima vittima italiana. E qualcuno sussurra anche che sabato sera avesse mostrato a diversi amici il marchio sulla pelle che ad alcuni partecipanti al ‘gioco’ viene chiesto di incidersi come segno riconoscimento: una balena stilizzata, graffiata a sangue. Ma di questo non c’è conferma. Così come di quel filmato, sul profilo Facebook del ragazzo, non c’è traccia. O almeno non è più possibile trovarla, visto che la pagina è stata bloccata dalla polizia postale, pochi minuti dopo l’identificazione del cadavere, avvenuta grazie al diario di scuola lasciato sulla terrazza. Gli inquirenti in serata hanno smentito collegamenti di questa tragedia con il gioco di ruolo mortale. «Si tratta di un dramma privato, legato a motivi esclusivamente familiari – commenta il dirigente dalla Squadra Mobile, Giuseppe Testaì – per quanto ci consta non ci sono elementi che comprovino simili ricostruzioni».